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Eni cattura la CO2 e accelera sulla transizione. Gli esempi di Ravenna CCS e di Liverpool Bay

Fonte: Ilva

Eni taglia nuovi traguardi nel percorso della transizione energetica. Ultimi in ordine di tempo, due importanti progetti per la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica: uno in Italia, a Ravenna, e uno nel Regno Unito. Segni concreti del percorso  intrapreso dal gruppo guidato dall’amministratore delegato Claudio Descalzi, i due impianti confermano infatti l’approccio strategico di Eni basato sull’utilizzo e sulla riconversione di infrastrutture esistenti, con il conseguente risparmio anche in termini di costi. Non solo, in questo modo Eni fa squadra mettendo a fattor comune il proprio know-how con quello dei partner. Vediamo i due impianti più da vicino.

Eni fa asse con Snam a Ravenna

Il giacimento di Ravenna rappresenta una prima assoluta in Italia. Si tratta infatti del primo progetto dedicato alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio permanente della CO nel nostro Paese. E’ frutto della collaborazione tra Eni e Snam, che hanno creato una joint venture paritetica, ed è stato realizzato  per contribuire alla decarbonizzazione dei settori industriali. Le attività di iniezione sono iniziate lo scorso settembre con la Fase 1 del progetto ma i risultati non si sono fatti attendere. L’impianto sta garantendo un abbattimento superiore al 90%, e con punte fino al 96%, della CO in uscita dal camino della centrale con una concentrazione di carbonio inferiore al 3% ed a pressione atmosferica. Si tratta delle condizioni più severe ad oggi riscontrabili dal punto di vista industriale. Queste performance collocano Ravenna CCS come il primo progetto al mondo su scala industriale con tale efficienza di cattura, candidando l’impianto a diventare il polo italiano per la decarbonizzazione delle industrie energy intensive e hard to abate. Non solo limpianto è alimentato con energia elettrica da fonti rinnovabili, con il risultato di evitare ulteriori emissioni di CO. Ravenna CCS darà quindi un contributo fondamentale per raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica al 2050.

Il progetto nel Regno Unito

Con la stessa determinazione, a supporto della transizione energetica Eni lo scorso aprile ha perfezionato l’accordo con il Dipartimento per la Sicurezza Energetica e Net Zero del Regno Unito relativi al progetto Liverpool Bay CCS.  Il piano è quindi entrato nella fase esecutiva, sbloccando investimenti chiave nella catena di approvvigionamenti, con la prospettiva di creare migliaia di nuovi posti di lavoro in loco. Liverpool Bay CCS opererà infatti linfrastruttura portante del Cluster HyNet per trasportare l’anidride carbonica, attraverso condotte nuove e riutilizzate, dagli impianti di cattura situati nel Nord-Ovest dell’Inghilterra e del Galles del Nord verso i giacimenti di gas naturale dimessi di Eni nella Liverpool Bay, dove la CO2 verrà stoccata in modo sicuro e permanente. Per avere una idea della partita in gioco basta considerare che il Regno Unito per i prossimi 25 anni ha stanziato 21,7 miliardi di sterline per i primi due cluster CCS del paese, tra i quali HyNet. In questo modo il Paese sceglie Eni per dare priorità allo sviluppo del settore CCS sia come strumento cruciale  per la decarbonizzazione, sia per il proprio sviluppo strategico.

Descalzi: “Eni in prima linea per la transizione”

Laccordo strategico raggiunto tra Eni e governo della Gran Bretagna “apre la strada allo sviluppo della CCS su scala industriale, settore in cui il Regno Unito conferma la propria leadership grazie alla promozione di un contesto normativo che mira a rafforzarne lo sviluppo ed a renderla pienamente competitiva sul mercato”, ha detto Descalzi rimarcando come Eni sia un operatore di primo piano della Gran Bretagna, dove è attiva dal 1964 come partner chiave per il settore energetico. Il progetto HyNet diventerà inoltre uno dei primi cluster a basse emissioni di CO2 al mondo. La CCS, ha proseguito il top manager, è “un processo tecnologico maturo e sicuro, che utilizza tecnologie note ed impiegate da decenni nellambito delle attività O&G tradizionali”. Ed Eni anche in questo modo  gioca in prima linea per la sostenibilità: “Stiamo affrontando la complessità della transizione energetica con concretezza e determinazione, accrescendo e valorizzando le soluzioni a nostra disposizione per decarbonizzare le nostre attività e i vari ambiti dei sistemi economici e industriali. Dalle rinnovabili ai biocarburanti, dalla CCS alla chimica sostenibile – siamo impegnati a fornire ai nostri clienti una varietà di soluzioni con costante attenzione alla competitività economica e alla domanda reale di chi lenergia la deve utilizzare per lavorare e produrre”, ha concluso Descalzi.

 

Fonte: Eni
L’impianto Liverpool Bay CCS

 

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