Oggi, 16 febbraio, il tribunale di Reggio Emilia ha pronunciato la sentenza: Vittorio Sgarbi è assolto dall’accusa di riciclaggio “perché il fatto non costituisce reato”. L’indagine, partita da Macerata dove il critico d’arte ha domicilio, riguardava l’alterazione di un quadro di Rutilio Manetti, “La cattura di San Pietro”, con l’aggiunta di una fiaccola. Due dei reati contestati erano già stati archiviati, ma la Procura reggiana – guidata da Gaetano Calogero Paci – aveva comunque chiesto quaranta mesi di carcere.
L’ex sottosegretario era finito alla sbarra dopo che Lino Frongia, un pittore reggiano, aveva riferito a Report e al Fatto Quotidiano di aver aggiunto una fiammella al dipinto, su incarico del critico d’arte. Secondo l’accusa, l’opera sarebbe stata rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel febbraio del 2013 e, dopo la modifica, sarebbe riapparsa nel 2021 a Lucca come inedito di Manetti ma di proprietà di Sgarbi. La mostra era intitolata “I pittori della luce”, a Lucca, curata proprio dal critico d’arte. Il processo (che riguardava solo il riciclaggio, essendo già state archiviate le accuse di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio) si è svolto in rito abbreviato e a pronunciare l’assoluzione è stato il Gup. “Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il professore è stato assolto, perché il fatto non costituisce reato, anche dall’imputazione residua, dopo l’archiviazione per due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari – dicono i legali Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi – Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente”.
Il caso del dipinto, la campagna stampa di Report e del Fatto, oltre ad una lettera dell’Antitrust, avevano spinto Vittorio Sgarbi – era il febbraio del 2024 – a dimettersi dal ruolo di sottosegretario. L’annuncio il critico d’arte lo diede proprio alla Ripartenza, la kermesse ideata e condotta da Nicola Porro.
Nella giornata di oggi, insomma, il giudice Luca Ramponi ha posto fine alle polemiche: Sgarbi non solo esce pulito dalle accuse, ma resta il simbolo di chi difende l’arte senza piegarsi a chi prova a criminalizzare la passione. In un mondo dove la verità spesso è ostacolata dai clamori mediatici, la sentenza è chiara: non tutte le ombre meritano di macchiare chi vive per la bellezza. Così, Vittorio Sgarbi, ancora una volta, ha vinto la sua battaglia.
Salvatore Di Bartolo, 16 febbraio 2026
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Vittorio Sgarbi


