Cronaca

Evirato dalla compagna col coltello da cucina. Ironia femminista sui social (e tutti zitti)

Una violenza estrema trasformata in sarcasmo: il lato oscuro delle reazioni sui social

Evirato dalla compagna Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Lo scorso 1° maggio ad Angri, in provincia di Salerno, una donna ha compiuto un atto di ferocia inaudita nei confronti del suo compagno di 41 anni: dopo averlo narcotizzato durante il pranzo, lo ha lasciato addormentare profondamente e successivamente gli ha reciso i genitali con un coltello da cucina, evirandolo. La vittima si è svegliata in un lago di sangue, è uscita di casa barcollando e ha chiesto aiuto ai vicini. Ha perso quasi tre litri di sangue, è arrivata in ospedale in gravissime condizioni e ha rischiato la vita.

Operato d’urgenza a Nocera Inferiore, i medici non sono riusciti a riattaccare l’organo reciso: la vita dell’uomo sarà compromessa per sempre. La donna è pertanto stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio e si trova in carcere. Un’aggressione premeditata, di una violenza estrema, motivata (secondo le prime ricostruzioni) dalla gelosia e da una lite sulla volontà di lui di far arrivare in Italia la prima moglie.

Eppure, di fronte a questa barbarie sconcertante, sui social network una porzione certamente non trascurabile degli utenti femminili ha reagito scrivendo commenti divertiti, giustificazionisti o addirittura entusiasti: “Finalmente una che si ribella!”, “Ha fatto bene”, “Una volta tanto una rivincita contro il patriarcato”. Commenti accompagnati talvolta da emoji sorridenti o di scherno.

Dinanzi a ciò sovviene una banalissima riflessione: pensate se i ruoli fossero stati invertiti. Colpevolizzazioni collettive nei confronti di qualsiasi individuo penemunito, interviste e interi programmi TV atti a dimostrare come essere uomini bianchi etero sia un peccato impossibile da espiare. Qui, in questo caso, la vittima è un uomo; pertanto si ride, si minimizza e celermente si assolve.

Nessuna accusa di “matriarcato strutturale”, di fenomeno sistemico che richiede leggi speciali, pene più severe, fondi pubblici, educazione nelle scuole e mobilitazioni varie ed eventuali. Quando è l’uomo a subire (che sia un’evirazione, legnate, umiliazioni psicologiche in stile “tu i tuoi figli non li vedi più” o false denunce) diventa un caso isolato, un simpatico ghiribizzo o, peggio, una livella gentilmente concessa dal fato. La sofferenza dell’uomo non è mai abbastanza seria da meritare attenzione istituzionale E così qualsiasi tentativo di tutelare le vittime maschili viene immediatamente attaccato come esagerato o provocatorio.

A tal proposito si può rammentare quanto accaduto nel giugno 2025 nel Municipio VI di Roma: l’amministrazione di centrodestra ha proposto l’apertura di uno sportello di ascolto per uomini vittime di violenza domestica all’interno di un centro commerciale. Immediata la levata di scudi delle associazioni femministe, che si dissero sconcertate, e dei politici di sinistra, che lo definirono una inutile provocazione maschilista; in questo modo l’iniziativa fu ridicolizzata e di fatto demolita tra polemiche velenose che volevano ribadire l’esclusività della sofferenza femminile e dei soprusi ad opera degli uomini.

Così, da qualche giorno, persino un’evirazione che è quasi costata la vita a un uomo è oggetto di scherno e di simpatiche metafore. Così, da sempre, migliaia di uomini che subiscono abusi fisici e psicologici nelle relazioni scelgono il silenzio, schiacciati dalla vergogna della necessità di essere “forti” e dal timore di non essere creduti.

E finché si continuerà a pesare la gravità di un reato in base al genere della vittima, non si combatterà alcuna oppressione reale; al contrario si alimenterà una discriminazione inversa, sancendo chi avrà il diritto di soffrire ufficialmente e chi invece l’onta di dover essere sbeffeggiato.

Alessandro Bonelli, 7 maggio 2026

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