
C’è qualcosa di profondamente commovente nella parabola di Bill Gates. Dopo anni passati a evangelizzare il mondo sulla catastrofe climatica imminente, dopo aver scritto un libro intero (How to Avoid a Climate Disaster) in cui spiegava come salvare il pianeta investendo miliardi in tecnologie verdi (guarda caso, molte delle quali finanziate da… Bill Gates), dopo aver calcato palcoscenici internazionali con la solennità di un profeta dell’Apocalisse, ecco che ora – con un tempismo da manuale – ci dice: «Calma, ragazzi. Non si estinguerà nessuno».
Così, de botto. Come quando ti accorgi che hai esagerato con i toni a una cena e il giorno dopo mandi il messaggio: «Senti, forse ieri ero un po’ drammatico».
Cos’è successo? Illuminazione improvvisa? Ripensamento filosofico? O forse – e qui avanzo un’ipotesi azzardata – Bill ha avuto tra le mani una copia del mio libro sul clima, e si e fatto convincere? Magari gliel’ha lasciato qualcuno sul comodino, tra un report di Microsoft e un prospetto di investimenti. E lui, curioso, l’ha aperto.
D’altronde lo abbiamo pubblicato anche nella sua lingua, The big green lie. Scientists dismantle, with real data, the dogmas of climate alarmism
Ha letto. E si è detto: «Caspita, ma è vero. Forse ho esagerato». Scherzo ovviamente. Perché diciamocelo: Gates è sempre stato un uomo pragmatico. Ha fatto miliardi vendendo software che andava in crash ogni tre per due, convincendo il mondo che fosse normale. È un genio del marketing, un visionario della narrazione. E se c’è una cosa che i visionari sanno fare è cambiare narrazione quando quella vecchia non funziona più.
Il cambiamento climatico drammatico andava bene quando serviva vendere tecnologie salvifiche, fondi per l’energia pulita, carne sintetica (anche quella, guarda caso, con Gates tra gli investitori). Ma ora? Ora forse il vento è cambiato. O forse – più semplicemente – ha fatto i conti e si è accorto che l’Apocalisse non è un buon business model a lungo termine. La gente si stufa, si deprime, smette di comprare. Meglio dire: «Tranquilli, ce la caviamo». Molto più rassicurante. Molto più vendibile.
E così eccolo, il nostro eroe tecnologico, che dopo anni di sermoni sul collasso della civiltà ci spiega con tono pacato che, tutto sommato, non è poi così grave. Nessuna estinzione di massa all’orizzonte. Respiriamo pure, gente. Bill ha rivisto i modelli.
Certo, bisogna riconoscergli una cosa: la faccia tosta è sempre stata il suo punto di forza. Quella stessa faccia tosta con cui ha dominato il mercato dei software, con cui è diventato filantropo globale (guadagnandoci, ovviamente), con cui si è autoproclamato esperto di tutto – vaccini, agricoltura, energia, clima – senza che nessuno si chiedesse mai: «Scusa, ma tu che qualifiche hai?».
Ma va bene così. In fondo, viviamo nell’epoca dei tuttologi, dove avere un conto in banca a nove zeri ti dà automaticamente l’autorità morale per parlare di qualsiasi cosa. E se oggi Gates dice che il clima non è poi così drammatico, domani magari ci dirà che in realtà la Terra è piatta. E noi, diligentemente, prenderemo appunti. Nel frattempo, chissà: magari dovri mandare una copia del mio libro anche a Greta Thunberg. Così, per par condicio. Magari anche lei si ravvede. Magari scopriamo che tutto questo panico era, come dire, un po’ sovradimensionato. Un tantino esagerato. O forse – e questa è l’ipotesi più inquietante – Bill Gates ha semplicemente capito che l’allarmismo non paga più. O ce n’è un altro più redditizio in arrivo. E ha fatto quello che ha sempre fatto meglio: cambiare prodotto.
Vendere speranza, dopotutto, è molto più redditizio che vendere paura.
Nicola Porro, 1° novembre 2025
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