Cronaca

Fakir, l’islam e gli antagonisti: perché una frase di questo post deve allarmarci

Dagli scontri di piazza alla saldatura tra antagonismo e islamismo radicale: esiste una deriva violenta che nessuno vuole vedere

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Se scrivo una cosa nota, segnalata dai Servizi e cioè che è in atto la saldatura dei due terrorismi, quello islamista e quello antagonista, agevolata o spinta da non piccola parte della sinistra, passo i miei guai peggio del sindaco bolognese Lepore che ha indetto una chiamata letteralmente alle armi sfociata in guerriglia.

Ma se lo stragista di Modena el Koudri risponde, almeno teoricamente, di strage per averne deliberatamente falciati otto con la sua macchina, di cosa, chiedo per un amico, di cosa dovrebbe rispondere questo sindaco spregiudicato al termine di una tregenda con 80 poliziotti feriti alcuni in modo serio? Perché un amministratore comunista dovrebbe essere oltre la legge, impermeabile alla legge?

Dopo il mio intervento in cui avanzavo una proposta fastidiosa, “Lepore deve pagare personalmente i danni” ho visto che in tanti si sono come riscossi dalla rassegnazione, come a dire “ma allora non stiamo dando i numeri, allora è possibile pensarlo” e fra i primi il Sap, sindacato autonomo di polizia: insisto, Lepore deve pagare e a mutiplo titolo: personale sui danni, istituzionale con la rimozione e lo scioglimento del Comune per incapacità gestionale e infiltrazioni di elementi legati ai centri sociali che hanno scatenato quanto constatato, e penalmente per le ipotesi che la magistratura riterrà, e non può esimersi, di contestargli.

Perché questa saldatura terroristica esiste e a Bologna si è avuto un laboratorio da cui sviluppare il contagio, tipo Wuhan col Covid. Bologna come esperimento sociale da estendere. Instagram, l’ecosistema malsano di Zuckerberg gestito da spioni parassitari, cancella il profilo di Azzurra Barbuto con 170mila follower, che lei usa per lavorare, non per cazzeggiare, dove denuncia simili dinamiche ma non tocca quello di emanazioni antagoniste come un certo AEOPP che sta per All eyes on palestine, di Perugia, tutta una fioritura di appelli ed esaltazioni della “resistenza” di Hamas, dell’Iran, dei terrorismi più sanguinari, tutta una esaltazione di figure come Francesca Albanese o Mohammad Hannoun in sospetto di dirigenza italiana di Hamas, da dove si fa rimbalzare un appello di un profilo gemello, “giovanipalestinesi.it”, dalla tesi perentoria quanto delirante: “Fakir è stato ucciso dalla polizia”.

Segue il solito comunicato in 10 schermate dallo stile inconfondibile, quel brigatese contorto e demenziale a ricamare ricostruzioni tendenziose, distorsioni, sconfinata ammirazione per il compagno Abderrahim, la vittima, sì, ma ancora non si è capito di chi, il tutto condito con miscugli, intrugli fra tirate antimperialiste e antiglobaliste e beghe locali, ossessioni vannacciane, esaltazione immancabile di Carlo Giuliani, il “ragazzo” di Genova con l’estintore scagliato contro una camionetta di carabinieri a cercare la strage, attacchi al moderatismo piddino degni delle infamie da Terza Internazionale contro il riformismo progressista, protagonismi demenziali, “a morire siamo solo noi”. Demenziali fino a un certo punto, perché questa allucinante, psichedelica tirata si chiude con un appello inconfondibile in doppia lingua, araba e italiana: “Ad Allah apparteniamo e a Lui faremo ritorno”.

Ecco la saldatura dei terrorismi, che, non dubitiamo, sta sotto la lente dei servizi di sicurezza (ma viene tranquillamente veicolata dai social di Zuckerberg, ebreo antisemita della élite progressista). A Bologna la distruzione metodica e non contrastata ha offerto nei contributi dei telegiornali, dell’informazione di regime, solo scorci coreografici degli scontri, dei roghi, immagini drammatiche ma tutto sommato neutre, quasi cinematografiche, mentre sono state accuratamente evitate quelle di molti aggressori in tenuta da Hamas, i bandieroni di Hamas, gli appelli alla jihad.

Che c’erano, però, e si possono constatare, per esempio, su X. Questo è, per così dire, il disvalore aggiunto di una guerriglia lasciata esplodere con imperdonabile leggerezza, nello scenario più benevolo, dalle istituzioni locali. Ha detto Lepore a macerie ancora fumanti, non si è capito se nel realismo della rassegnazione o in un rigurgito di solidarietà verso gli assalitori, dai quali non ha espresso, in sostanza, alcuna presa di distanza – né lui, né la capa del suo partito Lella Schlein, l’ex sardina bolognese che un partito serio, non una accozzaglia di balordi come il PD attuale, non dovrebbe esitare a mettere a sua volta sul banco degli imputati: Bologna deve aspettarsi altri scontri, altri casini se le istituzioni non faranno il loro dovere.

Quale, di grazia? Arrestare i poliziotti unilateralmente considerati assassini? Farli fuori per quella giustizia sommaria invocata dai parenti marocchini e avallata dalla sinistra cui ripugnano i gioiellieri pistoleri? Ha dichiarato, letteralmente, questo ambiguo, incredibile sindaco: “Nelle nostre città questi fenomeni creano paura, preoccupazione e tensione, che si riversa nelle piazze. Questa rabbia va gestita e le istituzioni devono prendere posizione (sic!), perché gli scontri c’erano stati la sera prima e ci saranno anche nelle giornate successive se le istituzioni non faranno il loro dovere (sic!). Se come istituzioni non sosteniamo lo stato di diritto (sic!), non stiamo accanto alle vittime e lasciamo che nelle piazze ci vadano solo gli antagonisti – ha aggiunto Lepore -, facciamo un errore incredibile, perché regaliamo la sofferenza e la marginalità di questo Paese a chi non è democratico. A Bologna siamo abituati a scendere in piazza e dare voce alle vittime. Lo abbiamo sempre fatto e lo continueremo a fare . Se non avessimo fatto quel presidio, la voce della famiglia oggi non ci sarebbe: ci sarebbe solamente la voce sui social che accusa il morto di essere un criminale e la famiglia di essere immigrati. Sono persone che hanno subito un lutto e le istituzioni gli devono stare accanto”.

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Non credo sia difficile farsi un’idea. A Bologna ciò che è mancato, che si è arreso è stato precisamente lo Stato di diritto, Bologna è stata presa in ostaggio dagli antagonisti e solo da loro, mentre la città fatta di cittadini, di commercianti, di gente qualunque paga i prezzi, altissimi, della violenza e della paura.

Quegli antagonisti con le bandiere di Hamas hanno distrutto strutture e negozi di esercenti umili, di cinesi, di italiani, di piccoli e piccolissimi bottegai. Questa sarebbe la protesta democratica? Verso cosa, in nome di cosa? Lepore, che fa ancora il sindaco, protetto da Lella, va in televisione a dire che “ci saranno altri scontri”; sconosciuti balordi su Instagram scrivono, testualmente: “La nostra rabbia deve essere organizzata, perché solo noi ci possiamo proteggere consci del fatto che la mano che ci uccide qui è la stessa che bombarda i nostri popoli nelle nostre terre. Ad Allah apparteniamo e a Lui faremo ritorno”.

Tutto bene, compagni piddini e grillini, tutto bene compagno Lepore, compagna Lella, compagni Bonelli, Frato, Ilaria Salis? (tutto bene, compagno Zuckerberg?). Cosa è che non si vuole ancora vedere, confidando che accada?

Max Del Papa

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