Cronaca

Famiglia nel Bosco, decisione choc: la mamma portata via dai figli

Sta per essere eseguita l'ordinanza del Tribunale dell'Aquila. E intanto spunta un anonimo benefattore

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Sta per essere eseguita un’ordinanza del tribunale dell’Aquila che ha deciso che Catherine, la mamma della famiglia del bosco di Palmoli deve essere portata via dalla struttura della casa famiglia di Vasto e così verranno trasferiti in un’altra struttura protetta anche i tre figli. Ne dà notizia il Tg1 sui canali social. Secondo quanto si apprende, la decisione è stata sollecitata dalla direzione della casa famiglia di Vasto, con cui ci sono stati moltissimi scontri nelle ultime settimane,.

C’è poi un’altra notizia che ha suscitato un certo scalpore e testimonia il livello di estremo interesse che sta suscitando la drammatica condizione della cosiddetta famiglia nel bosco. In attesa che il nostro impresentabile sistema burocratico-giudiziario porti a termine l’iter bizantino per valutare la capacità genitoriale della coppia anglo-australiana, infatti, si è fatto avanti un anonimo benefattore triestino il quale, attraverso una fondazione locale, si è detto disponibile a farsi carico dell’affitto della casa messa a disposizione da altri buoni samaritani abruzzesi, Armando Carusi e sua figlia Leonora, fino al mese in corso.

La stessa fondazione, “Pia Miramar Ets, ha fatto sapere che questo encomiabile intervento di sostegno, in perfetto stile liberale, potrebbe protrarsi, se necessario, fino al compimento della maggiore età dei tre sfortunati bambini finiti nel dedalo senza uscita di incubo kafkiano. Quindi parliamo di almeno 12 anni.

D’altro canto, come riportato in un nostro precedente articolo, sia Catherine Birmingham e sia il marito, Nathan Trevallion, sarebbero intenzionati a chiedere supporto al governo australiano per poter riportare in patria l’intera famiglia.

La notizia, riportata dal Sydney Morning Herald, segnalerebbe un totale capovolgimento rispetto alle posizioni espresse in precedenza dalla coppia, che aveva escluso il ritorno in Australia. Dopo quasi quattro mesi di separazione dai tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — attualmente ospitati in una casa famiglia, la crescente sofferenza per una situazione che appare senza via d’uscita, almeno agli occhi dei due sfortunati genitori, l’opzione della madre patria assume il sapore di una ultima spiaggia.

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Comunque vada a finire, da libero cittadino resto dell’avviso che la legge che regola gli allontanamenti debba essere assolutamente cambiata. Bisognerebbe impedire che un semplice assistente sociale — con tutto il rispetto per la categoria — possa ottenere dal giudice competente, attraverso una propria relazione, un provvedimento tanto estremo, soprattutto quando non vi siano violenze, abusi o gravi rischi imminenti.

In assenza di tali condizioni, quando si parla soltanto in astratto di possibili gravi pregiudizi per il futuro dei minori, come nel caso in oggetto, il giudice dovrebbe — prima di usare il “bazooka” dell’allontanamento — convocare prioritariamente le parti: i genitori, i loro legali rappresentanti ed eventuali consulenti, per un confronto serio e costruttivo.

Ma tutto questo,almeno per ora, fa parte solo del libro dei sogni.

Claudio Romiti, 6 marzo 2026

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