Cronaca

“Lei è incompatibile, trasferitela coi bimbi”. Poi l’annuncio in tv della famiglia nel bosco

La lettera della casa famiglia al Tribunale. E i coniugi ora sperano di poter andare altrove in Europa

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Se non ci andassero di mezzo tre innocenti creature, ciò che sta succedendo nella casa famiglia di Vasto, in cui essi sono rinchiusi da oltre tre messi, assumerebbe i contorni di una farsa. Dopo le lamentele, direttamente trasmesse al Tribunale competente, della tutrice, la quale attribuisce l’irrigidimento dei tre pargoli alla mamma e alle due strette parenti giunte dall’Australia, ora il piagnisteo sotto forma di carte bollate arriva dai responsabili della medesima struttura. Come riporta il quotidiano locale il Centro, che sta meritoriamente conducendo una battaglia per ricogiungere la disgraziata famiglia anglo-australiana, “la casa famiglia che ospita i tre bambini portati via dai boschi di Palmoli ha formalizzato – al giudice dei minori – una richiesta che, al netto del burocratichese, ha un significato preciso: valutare il trasferimento dell’intero nucleo familiare, ovvero della madre e dei piccoli, in un’altra sede.”

“La comunicazione – continua l’articolo firmato Gianluca Lettieri – è contenuta in una relazione urgente firmata dalla responsabile del servizio minori della struttura, Lucia Fiorillo, e depositata sul tavolo del tribunale per i minorenni dell’Aquila, che più di tre mesi fa ha emesso l’ordinanza con cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. L’ultimo documento descrive una situazione divenuta insostenibile, tracciando il profilo di una donna, Catherine, che gli operatori accusano di essere sempre più insofferente e irrispettosa delle regole interne”.

Ebbene, tra le tante accuse mosse alla madre vi sarebbe quella di aver “violato” sistematicamente alcune regole della struttura, tra cui, udite udite, anche quella di aver fatto salire i figli nella sua stanza al secondo piano, quando – precisano i responsabili – mamma Catherine avrebbe l’obbligo tassativo di vedere i suoi bambini solo al pianterreno.

Inoltre, senza tediare il lettore con gli altri, pesanti rilievi sottolineati dai responsabili della casa famiglia, vale però la pena analizzarne uno in particolare, che la dice lunga, se ce ne fosse ancora bisogno, sul livello di empatia – a mio avviso pari allo zero – che chi opera in nome e per conto dello Stato sta manifestando per questa famiglia. Sempre come riportato da Lettieri, sembra che “gli operatori sostengono che i tre fratellini giochino in tranquillità quando sono soli, ma che si chiudano al confronto e inizino a seguire la madre in modo compulsivo non appena lei compare”.

Ora, nella remota possibilità che in questo passaggio i responsabili della struttura volessero velatamente indicare una sorta di manipolazione realizzata da Catherine ai “danni” dei suoi figli – che per la cronaca hanno appena 7 e 9 anni -, vorrei ricordare loro una teoria sulla psicologia dei bambini molto diffusa tra gli esperti del settore, ovvero che costoro, i bambini, hanno una maggior capacità, rispetto agli adulti, di difendersi dalle situazioni emotivamente molto difficili, trovando nel gioco e nell’utilizzo della fantasia una formidabile valvola di sfogo. Tuttavia, nel momento in cui si materializza l’amata figura della madre, nell’ambito di una situazione che per un bambino nato e cresciuto in un ambiente libero e felice rappresenta una vera e propria prigionia, tutto l’enorme dolore momentaneamente rimosso ritorna in superficie con tutta la sua dirompente valenza.

Quindi, cari amici della casa famiglia di Vasto, lasciate perdere le carte bollate e aiutate, se potete, questa famiglia ad uscire dall’inferno burocratico- giudiziario in cui sono finiti.

Da notare che in una intervista ad una tv australiana, i due genitori hanno annunciato la volontà di lasciare l’Italia: “Abbiamo accettato tutti i compromessi possibili, la scuola, i vaccini, il bagno… – hanno detto – ma non ci restituiscono i nostri figli. Dovremmo accettare compromessi per far stare a loro agio i giudici italiani? Purtroppo il governo australiano ci ha abbandonato: non vogliono avere a che fare con i regolamenti italiani. Il nostro futuro non è in Italia ma altrove in Europa»

Claudio Romiti, 1° marzo 2026

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