Mercoledì scorso la Vita in diretta, condotta su Rai1 da Alberto Matano, si è occupata del caso molto controverso della cosiddetta famiglia del bosco. Dico subito che per come si è svolto il dibattito, il quale si è subito trasformato in un plotone d’esecuzione contro l’unico ospite in favore del ritorno a casa dei tre figli della coppia anglo-australiana.
Ho pensato di inviare un reclamo a chi gestisce il servizio televisivo pubblico per richiedere indietro il canone. Non è infatti accettabile che, soprattutto di fronte ad una situazione di così grande e perdurante sofferenza, persino il conduttore di un programma Rai si permette il lusso di utilizzare termini a mio avviso del tutto inappropriati.
In particolare, riferendosi a una lettera inviata da Catherine Birmingham alla curatrice e alla tutrice che hanno in carico i suoi figli, Matano ha definito “violentissima” tale missiva.
In realtà, da ciò che è stato mostrato nel servizio che ha preceduto il breve dibattito, l’impressione che ho tratto è stata quella di una donna disperata, estremamente preoccupata per ciò che sta accadendo ai suoi tre bambini. In un simile frangente, scrivere che “stanno distruggendo i miei figli”, oppure “rimandate a casa i miei figli”, o addirittura che “essi sono finiti in un centro di detenzione”, mi sembrano espressioni del tutto comprensibili da parte di chi non vede una fine a un allontanamento che, come il buon Antonio Marziale ha spesso sottolineato su Rai 1, non presenterebbe i tre requisiti fondamentali che detto allontanamento imporrebbe, secondo i principi esposti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: situazioni di abbandono morale e materiale che causano gravi sofferenze fisiche e psichiche ai minori; abusi e maltrattamenti; un pericolo immediato di estrema gravità.
Eppure le tre valchirie invitate a discutere del caso, insieme al giurista Daniele Bocciolini (che, da persona ragionevole nel tempo ha evidentemente rivalutato tutta la situazione, visto che il 22 novembre scorso riteneva, in un intervista a Fanpage.it, corretto l’intervento del del Tribunale dei minori dell’Aquila) , gli hanno quasi impedito di parlare, mettendo in scena una surreale riproposizione dialettica della famosissima Cavalcata delle valchirie di Richard Wagner.
Ma procediamo con ordine. Non appena il buon Bocciolini ha osato sostenere che i tre bambini, comunque la si veda, “sono stati strappati” alla loro famiglia, la prima valchiria, la giornalista e autrice televisiva Concita Borrelli è andata letteralmente in escandescenza, sostenendo in modo forte e chiaro che non si deve assolutamente parlare di strappo perché la famiglia Trevillion-Birmigham ha avuto 13 mesi per seguire le indicazioni che sarebbero giunte loro dai servizi sociali e non lo hanno fatto.
Ora, al netto della sospetto di una vera e propria azione punitiva, secondo questa logica ferrea, dopo questa lunga interlocuzione lo strappo non sussisterebbe, in quanto si sarebbe trattato di una misura necessaria per il bene dei bambini. Bene, a questo punto inviterei la Borrelli a spiegare questa evidente idiozia ai tre bambini, magari si convincono.
Anche la seconda Valchiria, la psicologa e psicoterapeuta Maria Casale, spesso ospite nei vari talk televisivi, non è stata da meno, seppur con tono più pacato. In merito al dolore ed allo strazio delle tre innocenti creature, si è così espressa: “quello che sta succedendo in questo momento all’interno di questa casa famiglia è sicuramente qualcosa che i bambini vivono male – bontà sua -, ovvio che si, ma in questo momento è giusto – giusto, non avete letto male – che loro soffrano, ma è per il loro bene, per arrivare a qualcosa.”
A questo punto il lettore, soprattutto quello di tendenze liberali, penserà di aver toccato il fondo dello Stato etico, quel leviatano che ci impone cose “buone e giuste” per il nostro bene (qualcuno ricorda ancora i vaccini obbligatori erga omnes resi tali dall’abominio del green pass?), invece si sbaglia.
A chiudere il cerchio di un modello di Stato che dovrebbe farci accapponare la pelle ci ha pensato Giovanna Botteri, popolare inviata della Rai, la quale ha puntato il suo implacabile dito accusatore contro la mamma nel bosco, rea a suo parere di voler mantenere un controllo assoluto sulla sua famiglia.
Questo un passaggio del suo intervento, che considero agghiacciante: “Catherine ha dettato la sua legge in quella casa nel bosco, al marito e ai suoi figli; ed a un certo punto lo Stato, che siamo noi, ha capito che questo non va bene nell’interesse dei bambini, che non aiuta i bambini a crescere, a diventare degli adulti equilibrati.”
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Ecco, in poche parole la Botteri ci ha spiegato cosa si intende per Stato etico in cui l’educazione e la socializzazione dei figli è collettivizzata. Un sistema in cui lo Stato, che siamo noi, anche in assenza di abusi e violenze, come nel caso in oggetto, ha tutti i diritti di entrare ed appropriarsi dei nostri figli nel momento in cui un servizio sociale stabilisce che i genitori presi in esame non rispettano alcuni canoni arbitrariamente stabiliti a tavolino.
A fronte di tutto ciò, ripeto quanto sopra scritto: vorrei che il servizio pubblico mi ridesse indietro i soldi del canone. Io non mi sento rappresentato da questo modo a senso unico di fare televisione.
Claudio Romiti, 20 febbraio 2026
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