Riflettendo a mente fredda, da genitore, circa la decisione di ricongiungere la cosiddetta Famiglia nel bosco con il contagocce, credo che nei panni di Catherine e Nathan mi limiterei al massimo ai pernottamenti, previsti nei weekend durante il mese di ottobre, declinando l’andirivieni diurno durante la settimana scolastica, che imporrebbe ai figli un ulteriore e forse ancor peggiore trauma rispetto a quello che ancora vivono sulla propria pelle a causa della lunga separazione dal proprio ambiente familiare imposta dai giudici minorili.
Tant’è che secondo la psichiatra Sarah Viola, ospite delle Verità nascoste, andato in onda su Rete4 martedì scorso, si tratterebbe di una vera trappola soprattutto per la mamma dei tre bambini. Una mamma che è sempre stata indicata dai servizi sociali come il principale ostacolo per una molto presunto sviluppo equilibrato dei propri figli. Queste le parole della professionista: “Io vi anticipo che questi bambini staranno malissimo. Si attaccheranno alle gonne della mamma, ogni volta che verranno distaccati succederà questa scena. E allora ci sentiremo dire che questa mamma è simbiotica, questa mamma è vampira, questa mamma li vuole tutti con sé. Questa mamma sarà nei guai perché non riuscirà a staccarli.”
Parole che sarebbero da incorniciare ma che non hanno trovato alcuna condivisione nei tre giornalisti che da tempo ci raccontano le sorti certe e progressive di questo magnifico intervento di salvazione messo in atto dal Tribunale dei minori dell’Aquila: Giuseppe Guastella, Piero Colaprico e Alessia Lautone. I loro interventi, tutti molto lapalissiani, sembrano fare letteralmente a pugni con lo spirito più autentico del giornalismo, il quale dovrebbe in primo luogo coltivare il dubbio a 360 gradi, senza fare sconti soprattutto a chi rappresenta il potere pubblico ad ogni livello.
Su tutti, per l’ennesima volta mi spiace doverlo rilevare, ha spiccato Alessia Lautone, la quale ha sintetizzato in una breve frase un concetto che dovrebbe essere lontanissimo da chi opera nel mondo dell’informazione. Ribattendo alle parole della Viola, così ha voluto rimarcare la direttrice di LaPresesse: “Non possiamo dire che questa mamma si sia comportata…(bene ndr), perché sennò non glieli avrebbero tolti i bambini”. Ebbene, io trovo assolutamente sconvolgente questa affermazione, la quale in buona parte risulta ampiamente rappresentativa di quella parte dell’informazione, a mio avviso ancora maggioritaria, che sui casi giudiziari assume immediatamente una posizione colpevolista e, quindi, del tutto compiacente con il potere giudiziario.
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Una posizione lapalissiana che oggi, a distanza di una quarantina di anni, mi riporta alla mente i ricordi giovanili delle discussioni da bar che infiammavano l’opinione pubblica ai tempi del caso Tortora. “Ma se lo hanno arrestato e poi condannato – come accadde in primo grado prima che il conduttore venisse poi definitivamente assolto – vuol dire che qualcosa di grave avrà commesso”, si sentiva ripetere ovunque come un mantra. Molta acqua è passata sotto i ponti dell’Arno, ma ancora nel 2026 ci sono giornalisti che interpretano le ordinanze del Tribunale dei minori come inconfutabili verità rivelate.
Claudio Romiti, 2 settembre 2026
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