Cronaca

Famiglia nel bosco, le ultime indiscrezioni sono inquietanti

Tra versioni ufficiali e buon senso negato, il dramma di tre bambini diventa un caso politico e morale

famiglia del bosco (6) Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Le ultime notizie circa la segregazione in una struttura protetta dei tre figli della coppia anglo-australiana che viveva nel bosco di Palmoli sono tutt’altro che rassicuranti per questa disgraziata famiglia.

Alle indiscrezioni trapelate in questi giorni, secondo cui gli assistenti sociali, di concerto con la tutrice, starebbero pensando di allontanare la madre, Catherine Birmingham, dalla struttura, eliminando così l’unico e breve sollievo quotidiano su cui possono contare queste tre piccole creature, ha fatto seguito una risentita replica della stessa tutrice al padre, Nathan Trevallion, reo di aver rilasciato una intervista a La Stampa.

In particolare questo sfortunato genitore, la cui unica responsabilità sembra quella di essersi trasferito in un Paese pieno di burocrati che vorrebbero imporgli una sorta di Stato morale della caciotta, ha così descritto lo condizione emotiva dei figli: “Sono in uno stato costante di agitazione e ansia” e “sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro“.

Nathan ha riferito episodi specifici che si sono manifestati durante le visite controllate della durata di un’ora: “Uno di loro a volte rompe le cose che ama di più” e “la più grande inizia a mordersi le dita sino a farle diventare rosse“. In sintesi egli tiene a sottolineare che i bambini chiedono continuamente quando potranno tornare a casa e manifestano grida e reazioni di intemperanza.

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Ebbene, la tutrice, Maria Luisa Palladino, è decisamente di diverso avviso e, in una risposta sempre pubblicata su La Stampa, smentisce categoricamente quando dichiarato dal padre e afferma in modo perentorio: “I bambini sono sereni e pienamente adattati al nuovo ambiente”. Peccato solo che non avesse giurato come giovane marmotta, così che noi cittadini-sudditi di un siffatto sistema potessimo sentirci ancor più rassicurati dalle sue illuminanti parole.

Ovviamente la cosa non poteva passare inosservata, tanto che lunedì mattina, durante Storie italiane, in onda su Rai1, gli ospiti in studio e in collegamento si sono unanimemente dissociati da questa surreale affermazione. Una affermazione che, come ha sottolineato Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, contrasta con quell’elementare buon senso che, a mio modesto parere, pare del tutto scomparso in chi ha deciso di mantenere in cattività questi bambini.

Inoltre Marziale ha aggiunto che se avesse ragione la tutrice, egli dovrebbe gettare al macero le sue lauree, poiché in trent’anni di esperienza e di contatti con le cosiddette case famiglia – ha detto – “vuol dire che proprio non ho capito nulla”.

Anche la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi è riuscita a stento a trattenere la sua indignazione per quanto dichiarato dalla tutrice, sostenendo che – testualmente – questa prigionia, per bambini che hanno sempre vissuto in un contesto profondamente diverso, non può che aver creato un profondo trauma nella loro psicologia. Un trauma che rischiano di portarsi dietro per tutta la loro esistenza.

Sulla stessa linea pure il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, che continua inutilmente la sua opera di mediazione nei confronti delle autorità che hanno sospeso la patria potestà ai due genitori, il quale ha affermato ciò che qualunque persona ragionevole è portata a pensare: in questa situazione è assolutamente plausibile che i bambini non possano essere affatto sereni.

Ma non basta, in questi giorni è scesa pesantemente in campo Martina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che annuncia la presentazione di un `vademecum´ allo scopo di fare chiarezza sul tema dell’allontanamento dei minori dalle loro famiglie, nonché l’avvio, a breve, di corsi di formazione destinati alle forze dell’ordine, agli avvocati, ai tutori, ai curatori speciali dei minori e agli operatori coinvolti a ogni livello in questi procedimenti.

In merito poi alla questione dell’allontanamento della madre dalla casa famiglia di Vasto la Terragni è stata lapidaria: “Deve essere un fraintendimento. Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso” ribadisce Terragni.

Tuttavia, al di là di corsi e ricorsi di formazione, personalmente credo che occorra modificare profondamente la normativa. Una modifica che la premier Meloni sembra aver messo nel mirino delle tante cose ancora da fare e che, come dalla stessa dichiarato nella conferenza stampa di inizio anno, dovrebbe consentire l’allontanamento dei minori solo in casi estremi. “Se la questione diventa ideologica – ha sottolineato – penso che abbiamo un problema”.

Claudio Romiti, 13 gennaio 2026

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