La drammatica vicenda della cosiddetta Famiglia nel bosco si “arricchisce” di un’altra perla burocratica del locale, nonché infallibile servizio sociale: il primo incontro diurno dei bambini con i genitori nella loro nuova casa di Palmoli messa a disposizione del Comune, predisposto con grande ritardo sicuramente non per responsabilità di chi assiste la coppia anglo-australiana, è saltato a causa di una decisione, presa all’ultimo momento, dagli stessi servizi sociali.
Quest’ultimi, in una comunicazione inviata all’avvocato Simone Pillon, legale di Catherine e Nathan, ed alla tutrice Maria Teresa Palladino, che il tanto agognato incontro non si sarebbe tenuto con lo scopo di tutelare la privacy dei tre minori per la prevedibile presenza dei giornalisti. Tuttavia, nel documento si legge una sorta di auto celebrazione, che definirei imbarazzante: “L’incontro protetto – si sostiene -, seppur di durata inferiore, non certo per responsabilità di questo servizio, – di cui si apprezzerà certamente la massima attenzione alla tutela dei bambini……, si è comunque tenuto presso lo spazio neutro.”
Certamente tutto ciò non è stato apprezzato da un sempre più infuriato sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, il quale ha definito pretestuose le “necessarie” misure di sicurezza richiamate dal servizio sociale. Infatti, malgrado le autorità del piccolo centro abruzzese avessero diligentemente allontanato la stampa, ciò non è stato ritenuto sufficiente per garantire la massima sicurezza.
A tale proposito ci teniamo a rendere pubblica una mail inviata alla nostra Redazione dall’illustre Psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia Trevillion-Birmingham, che offre un quadro ancor più fosco di questa oscura vicenda: “Riflettendo sul pasticcio di ieri, nonostante l’eccezionale sforzo organizzativo, purtroppo sono costretto ad ammettere l’inadeguatezza del servizio sociale, al quale ho sempre riconosciuto la buona fede e continuo a riconoscerla. La faccenda diventa clamorosa nel momento in cui il servizio sociale comunica che sarebbe stata colpa dei genitori se l’incontro è stato rinviato!Tuttavia è bene ristabilire la verità: venerdì, con grande anticipo, attraverso PEC, il servizio sociale è stato allertato circa la possibilità che ci fossero giornalisti nei pressi della casa di Palmoli. A queste PEC è seguito un silenzio glaciale. A questo punto la famiglia ha fatto vari appelli ai giornalisti. Alla fine il sindaco ha fatto sgombrare tutti i giornalisti, non ce n’era più neanche uno. Ma la valutazione che l’incontro con i genitori, nella nuova casa, fosse un rischio, a causa del clamore mediatico, ha prevalso sulla realtà delle cose. Cosicché i bambini, illusi di poter incontrare nel contesto familiare i propri genitori, dopo 40 minuti di viaggio, dopo 30 minuti di attesa chiusi in macchina, sono stati trasportati in un altro posto dove hanno incontrato i genitori per una manciata di minuti e poi riportati a Vasto. Tre ore e mezzo di odissea. Siamo sicuri che il caos, il traumatismo, la delusione, e l’incomprensibilità di quanto avvenuto non siano peggiori del rischio paventato dal servizio sociale? Questi bambini hanno bisogno dell’amore dei loro genitori, ci auguriamo che non ci siano più pasticci, e soprattutto che l’eccezionale sforzo organizzativo messo in atto dal servizio sociale per realizzare una ordinanza perlomeno astrusa, sia accompagnato dal coraggio di mettere al primo posto il vero benessere dei bambini: ritornare a casa. E infine un appello: basta criminalizzare questi genitori! Non è certo colpa loro se l’incontro non è avvenuto ieri, ma è stata una decisione unilaterale e per noi discutibile e sconcertante del servizio sociale”.
Si tratta di un resoconto agghiacciante dell’ultima tappa di un viaggio nella vertigine che per queste 5 persone non sembra avere più fine. Uno scandalo nazionale che dimostra per l’ennesima volta, se ce ne fosse ancora bisogno, che sul piano della giustizia minorile il nostro sistema, oltre ad essere carente sul piano legislativo, non possiede i necessari anticorpi istituzionali per impedire che si commettano simili e sempre più manifesti arbitri.
Per dirla in modo ancora più chiaro: non vi sono adeguati contrappesi all’evidente strapotere di chi, in nome e per conto del popolo italiano, è di fatto investito di un potere assoluto nei riguardi dei minori di questo disgraziato Paese. Chiamala tutela se vuoi.
Claudio Romiti, 17 settembre 2026
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