Cronaca

Famiglia nel bosco, l’incredibile caso di pm e giudice che firmano lo stesso documento

Questo caso ci racconta perché bisogna votare sì alla riforma. L'inammissibile attacco dell'Associazione nazionale magistrati

giudici famiglia nel bosco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sul caso della famiglia nel bosco sono accaduti, a stretto giro di tempo, tre episodi piuttosto significativi. Il primo riguarda il comunicato stampa congiunto da parte della presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, e del procuratore, David Mancini, con il quale si sottolineava che i provvedimenti di restrizione adottati in questo caso sono “ispirati esclusivamente ai principi di tutela del diritti delle persone della minore età”. Orbene, il fatto che il documento rechi anche la firma del procuratore non mette in discussione la tanto auspicata distinzione dei ruoli? Come possiamo dare credito ad un sistema giudiziario in cui, per quanto riguarda il settore particolare dei minori, un giudice terzo per definizione elabora un documento insieme ad una figura che dovrebbe rappresentare solo una parte? Mah!

Il secondo episodio, di ordine più prettamente politico, visto anche l’approssimarsi del referendum sulla giustizia, vede come protagonista l’Associazione nazionale magistrati, a cui aderiscono il 96% dei magistrati italiani, suddivisi in correnti di vari orientamenti politici. Anche in questo caso si tratta di un comunicato stampa con il quale, affrontando l’argomento della famiglia nel bosco, si coglie chiaramente l’occasione per un attacco frontale al governo Meloni ed alle sue prerogative sul piano dell’azione giudiziaria.

Infatti, oltre a sostenere le decisioni del Tribunale dell’Aquila – decisioni che per la cronaca buona parte della cittadinanza e i maggiori esperti considerano sproporzionate e lesive soprattutto per i tre bambini sottratti ai genitori -, così si scrivono i responsabili dell’Anm, Anna Maria Casaburi e Claudio Cottatellucci, rispettivamente segretario nazionale e presidente: “Colpisce la dichiarazione della presidente del Consiglio secondo la quale il ministro della giustizia le avrebbe assicurato di voler inviare un’ispezione al tribunale per i minorenni.
Un’intenzione non nuova, visto che un proposito analogo, che non si è sinora concretizzato, era stato manifestato alcuni mesi fa.
Colpisce che la funzione ispettiva sia richiamata, ormai quasi come un’opzione ordinaria, tutte le volte in cui il governo o il ministro della giustizia non condivide il contenuto di una specifica decisione giudiziale.
Una prospettiva di questo tipo, tanto più per la sua frequenza e ordinarietà, rappresenta una significativa violazione dei principi di autonomia e indipendenza della magistratura.
Anche per questa ragione rinnoviamo la nostra solidarietà ai magistrati impegnati in questa vicenda, che sono stati anche oggetto di ingiurie personali e di minacce”.

Insomma, secondo l’Anm, anche di fronte al massacro quotidiano di una famiglia amorevole che ha solo fatto una scelta di vita non ortodossa, il governo non dovrebbe neppure azzardarsi a verificare, in base alle sue effettive prerogative, se almeno sul piano formale siano state rispettate tutte le procedure di legge.

Ma non è finita qui. Nella giornata di giovedì 12, come preannunciato, è giunta la garante nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, la quale ha incontrato bambini per verificare le loro effettive condizioni. In più, anche questo preannunciato alla stampa alcuni giorni addietro, aveva già presentato una richiesta al Tribunale dei minori per poter far esaminare la condizione dei tre bambini da un pool di esperti di sua fiducia. Tuttavia, come ha dichiarato in collegamento da Vasto l’inviato di Ore14, in onda su Rai2, il giudice ha respinto la richiesta con la motivazione che questi professionisti “avrebbero turbato lo stato emotivo dei bambini”. Detto da una istituzione che ha sottoposto, solo nell’interesse esclusivo dei minori, i tre pargoli ad una successione di strappi e di cambiamenti a dir poco traumatici non può che rassicurarci, tanto da metterci la mano sul fuoco circa l’estrema ragionevolezza di tali interventi. Parola di Muzio Scevola.

Claudio Romiti, 13 marzo 2026

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