Sarà un caso ma il Festival della mestizia, delle lagne, dei vittimismi, delle cupezze, dei cari estinti, degli ectoplasmi, dei “sapiosessuali”, degli influenzati, dei deferragnizzati, dei diseredati, degli ereditieri e dei figli di papà problematici coi soldi di papà, pare portare lievemente sfiga. Ricordate quella scena di “Perdiamoci di vista” col bieco Gepi Fuxas rimbrottato da uno dei suoi cinici autori, “Ohè ma noi continuiamo a menarla coi dolori, coi magoni, coi morti, coi cadaveri… e che cazzo, non se ne può più, basta!”.
Un grido che hanno levato a milioni questa settimana, progressivamente sempre meno, per abbandono, ma si vede che Carlo Conti non lo conosce e la Pausini neanche: manda uno di quegli strazianti quanto finti appelli per la pace e dopo, quanto? 24 ore? Di meno? Trump bombarda l’Iran. Forse è meglio se stanno zitti. E in ogni modo, se il campo largo/camposanto dei dolenti cantanti che prima di aprire bocca si fanno un dentifricio di ipocrisia woke, deve mettersi a frignare per la triste fine di uno dei loro aguzzini preferiti, il capo supremo Khamenei, con la scusa dei bambini iraniani (che non smettono più di saltare dalla gioia), è meglio se stanno zitti comunque.
Perché a nessuno importa dei bambini meno che a questi, ai quali importa definitivamente un piazzamento. Non arriviamo a pensare che Trump sia sintonizzato sul Sanremo, che prima di prendere una decisione bellica Ciuffettone ascolti Laura da Solarolo, in ogni caso sarebbe meglio non insistere, che già la situazione è abbastanza incasinata, più borderline di Elettra Lamborghini.
Max Del Papa, 28 febbraio 2026
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