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Fedez in politica: verità o marketing?

Il rapper registra il dominio fedezelezioni2023.it. Cosa nasconde questa mossa

fedez in politica nel 2023

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Il suo partito sarà sicuramente gay friendly. Punterà ad approvare un nuovo ddl Zan. Magari chiederà al governo di togliere i partiti dalla Rai per metterci i rapper. E forse obbligherà ai candidati in lista di indossare gli smalti di cui è diventato testimonial. Stiamo scherzando, ovviamente. Ma la situazione lo richiede: gira voce infatti che Fedez stia pensando di scendere in politica nel 2023. Ve lo immaginate?

L’ipotesi, per ora non confermata, è emersa quando stamattina il marito di Chiara Ferragni, tramite la società ZDF, ha registrato un dominio web intitolato fedezelezioni2023.it. Trovata pubblicitaria o primo passo verso l’agone politico? Difficile dirlo. Tecnicamente entrambe le opzioni sono possibili. Anche se l’ipotesi di marketing pubblicitario a spese della serietà, per noi, ad oggi appare più probabile.

In fondo le ultime uscite social di Fedez dimostrano la vena demogogica del cantante-influencer, sempre pronto a commentare la polemica del momento, soprattutto quando si tratta di sposare una battaglia politicamente correttissima. Dove spunta un tema radical chic, Fedez è sempre in prima fila: legge sull’omotranfobia, regole Covid ai comizi dei politici, scontri con Matteo Salvini. Strategia utile per conquistare pollicioni all’insù, meno per buttarsi in politica. “Vota Francesco Lucia, in arte Fedez”. Ripetiamo: ve lo immaginate?

Certo il possibile bacino elettorale sarebbe importante. Milioni di follower lei, altrettanti lui. Non avrebbero bisogno di santini o cartelloni per le città per farsi conoscere. E raggiungerebbero gli elettori a suon di post sui social. Ma occhio a pensare che tutto possa essere così semplice. Misurarsi con l’elettorato non è facile come conquistare like sui social. I cittadini non sono follower. O, meglio, non è detto che il seguito costruito a suon di stories e serie tv si traduca in schede nell’urna. Un vecchio adagio diceva: “Nella cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no”. E per fortuna neppure Federico Lucia.