Non bisogna affatto stupirsi se, in Campania, il Cinque Stelle gareggia fianco a fianco con i vari De Luca e Mastella nella forsennata corsa regionale. Anzi, al contrario, se si pensa attentamente alla storia recente del Movimento, si può comprendere come il sistema di alleanze stipulato in terra campana rappresenti a tutti gli effetti il percorso naturale da seguire, e di certo anche quello più logico, per l’allegra compagnia pentastellata. Ciò che crea stupore, e spesso e volentieri indigna l’opinione pubblica, ovverosia il matrimonio di interesse contratto sotto il sole della Campania tra grillini, deluchiani, mastelliani e compagnia cantante, in realtà, non è poi così forzato come in molti, in queste ore, tendono a descriverlo.
L’errore di fondo di chi sostiene ardentemente che con gente come Vincenzo De Luca e Clemente Mastella proprio non si sarebbe dovuti scendere a compromessi, risiede nel fatto di considerare ancora, tutt’oggi, il Cinque Stelle come il movimento della prima ora: una forza anti-sistema, di totale rottura rispetto alle vecchie logiche clientelari e ai tradizionali metodi utilizzati per la costruzione del consenso. Quel Movimento, è bene rammentarlo agli smemorati, non esiste più da quasi un decennio. Perlomeno dal 2018, ovvero, da quando i pentastellati, dopo l’esito favorevole delle politiche, scelsero di infrangere la primordiale logica grillina del “mai alleanze” e di scendere a patti con la Lega, inondando il Paese di sussidi facili gentilmente elargiti dalle casse dello Stato per mantenere saldo il consenso.
Le politiche turbo-assistenziali fondate sulla logica del baratto del “sussidio in cambio del voto”, promosse orgogliosamente dal Cinque Stelle, sarebbero poi state portate avanti anche dai successivi due esecutivi, in cui il movimento anti-alleanze si sarebbe finito con l’alleare, nell’ordine, con Pd, Renzi, ancora Lega, e persino Draghi e Berlusconi, affiancando allo strumento clientelare del reddito di cittadinanza anche quello scellerato del Superbonus. Non tragga dunque in inganno il mai sopito moralismo grillino e quella presunta superiorità sventolata con innata fierezza e inaudito facciaculismo da Conte e compagni. Il Movimento, questo movimento, perlomeno da Giuseppe Conte in poi, è la forza politica che più di tutte, negli ultimi anni, ha fatto ricorso a politiche e strumenti clientelari di estorsione del consenso.
La tanto discussa, e spesso anche criticata alleanza sancita da Conte e Fico con i vecchi volponi della politica campana, pertanto, non è poi così illogica e innaturale come in molti tendono erroneamente a dipingerla. Il cartello elettorale campano costituito da M5s, De Luca e Mastella, del resto, altro non è che un’unione di interesse costruita all’insegna del clientelismo nell’unico intento di estendere o mantenere il proprio dominio sulla regione, ancorandolo ancora una volta a un potere principalmente, e talvolta esclusivamente fondato sulla logica della clientela.
Salvatore Di Bartolo, 11 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


