Se c’è un modus operandi dal quale un giornalista o una testata dovrebbero discostarsi, questa è ricorrere a conclusioni affrettate prima di accertare i fatti, semplicemente poiché mossi da ideali personali o, peggio, per titillare i propri elettori raccontando selettivamente ed esclusivamente ciò che piace a loro, anche se queste talvolta sono frottole non verificate.
Purtroppo, questo sta diventando il metodo d’azione di tantissimi addetti all’informazione. L’esempio lampante di quanto affermato sopra lo si potrebbe constatare visitando i profili social di Saverio Tommasi e di Fanpage, se solo questi conservassero ancora un barlume di professionalità o quantomeno di onestà intellettuale tale da non fargli cancellare le fake news scritte come se non fossero mai state pubblicate o magari da fargli fare una rettifica dopo una balla spaziale sganciata solo per attaccare i mostri nell’armadio, i nemici invisibili. Chi? i fascisti, di cui notoriamente l’Italia è piena (ma dove?).
Ma andiamo nel dettaglio: il 27 agosto, a Firenze, viene danneggiata una targa commemorativa apposta in memoria di Samb Modou e Diop Mor, due senegalesi uccisi nel dicembre del 2011 dall’estremista di destra Gianluca Casseri. Tanto è bastato a Saverio Tommasi e alla sua Fanpage per effettuare un processo lampo, trovare i colpevoli, condannarli pubblicamente, indignarsi, gridare insomma che i fascisti esistono ancora, che agiscono nell’ombra, rompendo questa o quella insegna per prevaricare la cultura, la memoria, la società. I cattivoni. Dopotutto per la logica dell’intellighenzia di sinistra gli ingredienti c’erano tutti: una targa commemorativa per due migranti danneggiata di notte. E allora chi, se non loro? Chi, se non i fasci?
E invece no. Grazie ad alcune telecamere di video sorveglianza, la Digos trova il vero autore del gesto. E udite udite non è un manipolo di camicie nere, tutt’altro: il colpevole è un migrante marocchino di 24 anni, già noto alle forze dell’ordine. Eppure la (fake) news è già stata postata, l’articolo ha già tanti like, i follower di Fanpage si gasano quando qualcuno gli racconta dello spauracchio del ritorno al potere di un novello pelatone. Che fare, dunque? Rettificare la notizia? Scrivere pubblicamente di aver preso un granchio (nero)? Troppo complesso, chiedere scusa, ammettere l’errore non è contemplato per chi crede di aver sempre ragione, di essere il vero detentore della cultura libera del paese. E così Saverio Tommasi fa la cosa più semplice di tutte: cancella articolo, post, storie, sermoni indignati sul tema. Come se non fossero mai stati pubblicati.
Tuttavia quell’articolo l’hanno letto tanti, molti dei quali oggi chiedono al giornalista e alla sua testata di rettificare pubblicamente. Invece, silenzio. I fascisti li hanno visti solo loro e appena sono stati sbugiardati hanno fatto spallucce. Dopotutto sarebbe stato ammissibile rettificare, ma qui l’autore del gesto è un marocchino di 24 anni. E per Fanpage è un tabù, un uroboro impossibile da maneggiare! Mica si può ammettere in maniera cristallina che non sono stati gli estremisti di destra, ma addirittura una delle risorse tanto care al buon Saverio! C’è un limite a tutto.
Quindi niente, si nasconde la polvere (e l’articolo) sotto al tappeto e si fischietta parlando d’altro. Sperando che quanto prima succeda qualche altro episodio da cavalcare. Magari un altro caso di terrificante molestia prima di una tac così da fare un video a nome di tutti gli uomini dove si dice che tutti gli uomini fanno schifo. Sì, si può fare così.
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