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Il filo rosso che lega Bergolio, Rajoy e Cannavacciuolo

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Una notte insonne mi induce a scrivere, di getto, questo cameo, e a parlare di tre personaggi così diversi che svolgono lo stesso mestiere: cucinare e distribuire cibo. O per l’anima, o per la vita sociale, o per papille gustative borghesi. I casi della vita li portano, a loro insaputa, a ritrovarsi collegati da un invisibile fil rouge, dopo che un vecchio signore sveglio a ore piccole pesca casualmente, nel mare magnum della cronaca, tre notizie che li riguardano. E le assembla.

1 “Bergoglio sferza corvi, spie e sabotatori delle riforme

È dal 2014 che papa Bergoglio interviene sulla Curia romana secondo un protocollo ormai standard: discorsi pubblici di inaudita (per il Vaticano) violenza verbale, sostituzione di vecchi e inserimento di nuovi monsignori, presa d’atto che alcuni dei nuovi falliscono.

Qui non siamo nel mondo della dottrina ma del management, per questo mi permetto di suggerire il rispetto di un protocollo: due diligente iniziale, sostituzione di tutto il primo livello della struttura (nella fattispecie relegandolo in conventi lontani da Roma), selezione dei sostituti da valutarsi in base a rigorose skill professionali. Difficile.

È il dramma di quest’epoca: nelle nostre società abbiamo troppa qualità cultural-comunicazionale ma drammatiche carenze nella execution. Purtroppo, o per fortuna, il mondo va avanti, non con le chiacchiere colte ma con azioni concrete e focalizzate.

2 “Rajoy paga l’assenza di strategia

Tutti gli analisti che prima esaltavano la fermezza di Mariano Rajoy (e di re Felipe VI) cominciano a prenderne le distanze, anche dall’Europa degli imbarazzanti Jean-Claude Juncker, Angela Merkel, Emmanuel Macron.

Buttare in galera gli avversari politici, costringerli all’esilio, occupare tutte le posizioni chiave della Catalogna, e poi non prendere atto che hai perso le elezioni, che il tuo partito è quasi scomparso, è francamente sconcertante. Le dimissioni di Rajoy dovrebbero essere automatiche, quelle del re auspicabili. I catalani chiedono l’indipendenza non per ottenerla (sanno che è tecnicamente impossibile) ma per avere un’ampia autonomia, come i Paesi Baschi.

3 “O I Nas dei carabinieri nei ristoranti di lusso di Torino

Colpiti, e affondati, Cannavacciuolo bistrot, Vintage, Principe di Piemonte. «Con storie come queste vien voglia di andarsene», la reazione dello chef televisivo. Battuta equivalente a quella di ministre in difficoltà: «Sono attaccata perché donna».

Ad Antonino Cannavacciuolo la tv forse ha dato alla testa, altrimenti non avrebbe detto «mancava solo un asterisco» (certo, ma era quello che specificava come il pesce fosse decongelato e non fresco) e poi, ancora più ridicolo, «le materie prime avanzate e ricongelate erano per noi della cucina».

Una notazione personale. Da anni non frequento tristellati che abbiano succursali: con 200 euro, vini esclusi, pretendo che il cuoco (degli chef non so che farmene) sia sul pezzo dalle 10 alle 22. E all’atto della prenotazione, qualora quel giorno non fosse fisicamente presente, devono comunicarlo (Al Piazza Duomo di Alba di Enrico Crippa lo fanno).

Conclusione

Quale l’aspetto in comune delle tre notizie? Oggi le leadership hanno un approccio esclusivamente tattico ai problemi, si capisce che l’aspetto strategico è lontano dai loro interessi, perché richiede fatica, impegno, umiltà.

Lo chef deve monetizzare la visibilità che gli ha dato la tv; per il politico la sua rielezione, a qualsiasi prezzo, è diventata la sua cifra; papa Bergoglio pensava che l’ubbidienza facesse aggio sui benefici personali dei singoli e del sistema e scopre che non è così, scopre che la vita nelle stanze del potere papalino è lontana da quella del barrio Flores in cui aveva operato come vescovo misericordioso.
Il cancro del ceo capitalism, che mette al centro il consumatore (aspetto tattico) rispetto all’uomo (aspetto strategico), ha ormai prodotto le sue prime metastasi, colpendo i nostri comportamenti organizzativi, la nostra cultura sociale. Lo stile di vita ha preso il posto della vita vera, l’impiattamento conta. A grandi passi procediamo verso l’ignoto, ma le élite non lo capiscono. Come dice Cannavacciuolo, «in fondo ci siamo dimenticati di mettere un asterisco». Già, che cosa sarà mai un asterisco? Sono convinti di essere alle amus bouche, invece sono già al dessert. Prosit.

Riccardo Ruggeri, 27 Dicembre 2017