Focolaio in Campania: caro De Luca, il lanciafiamme dove sta?

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E se ne va smargiasso pe’ tutt’ ‘a città. Impepato come nessuno. Un miscuglio di dirty Harry Callaghan, Paul Kersey, John Rambo e Catone il Censore: non c’è scritta su muro, mascherina storta, festa di compleanno ammucchiata che sfugga ai suoi anatemi. Don Vincenzo De Luca non perdona: arriva col lanciafiamme, col bazooka, con parole-granata, puro Napalm al mattino e si salvi chi può. Dicono sia un figlio della Commedia dell’Arte, un discendente esagerato del teatro defilippiano: lui tira dritto, sempre a caccia di “imbecilli”, “ciucci”, “mezze calzétte”, “miserabbili” da stanare e c’è chi apprezza, come no, sentite qua: “L’emergenza sanitaria in Campania è stata gestita in maniera ineccepibile grazie al lavoro straordinario della Regione…”.

Parole e musica di Piero De Luca, onorevole piddino e incidentalmente figlio di suo padre, don Vincenzo. L’altro figlio, Roby, anche lui figlio d’arte: già assessore al Bilancio di Salerno, infastidito da una inchiesta giornalista di Fanpage che sortì un’altra inchiesta, giudiziaria, su presunti episodi corruttivi nel giro dei rifiuti; vicenda che lo vide pienamente prosciolto, anzi “vittima inconsapevole di una trappola”, come l’interessato ebbe a definirsi, anche se Fanpage, maligno, insisteva: “A che titolo [Roberto] riceveva nel suo studio persone interessate ad appalti di competenza della Regione?”. I babbi so’ piezz’ e core.

Ma la Procura non ha ravvisato niente di storto, anzi è andata oltre: “Assolutamente esclusa la consapevolezza del De Luca” in ordine ai fatti oggetto d’indagine. Era il 2018, una epidemia pareva l’ultimo dei problemi anche in Campania e don Vincenzo andava in giro tutto felice e severo: ‘O sarracino, ‘o sarracino, Bellu guaglione, ‘o sarracino, ‘o sarracino, tutt’e ffemmene fa suspirà.
Anche i maschi, ogni tanto: Matteo Salvini in particolare, che Impepator non mancava e non manca mai di fiocinare: somaro, maiale, faccia come il fondoschiena (don Vincenzo mescola registro alto e basso, invettiva pop e sarcasmo citazionista), fino al climax: porta jella, che in Campania è l’insulto sommo, definitivo, dopo il quale il diluvio (di offese). Poi, col “corona” De Luca ha perso ogni freno ed è passato a giustiziare chiunque sgarrasse: sceriffo della pandemia, star del lockdown, più ne sparava e più la popolarità saliva, poi potevano dire che recitava, che era una macchietta ma intanto pure la tivù giapponese gli dedicava servizi mitopoietici con tanto di sottotitoli e la Lega non sapeva più dove sbattere la testa per arginarlo.

Don Vincenzo non trova rivali, sbeffeggia un concorrente “Giggino ‘a purpetta”, svillaneggia il solito Capitone, sputtaneggia studenti e innamorati a spasso per lungomari: la legge è lui e lui è il più forte e la sua è la legge del più forte. Chiaro che recita, anzi affina le performance, chiaro che esagera e sa di esagerare quando blocca tutti in casa dietro minaccia di punizioni bestiali, quando stabilisce veti magistrali perfino per i rider della pizza: il suo concetto di law & order fa impallidire Donald Trump e perfino la tolleranza zero di Rudy Giuliani; lui, rude Vincenzo, tene ll’uocchie ‘e brigante e ‘o sole ‘nfaccia, ogni figliola s’appiccia si ‘o vede ‘e passà. E si vanta: ha fermato la pandemia a mani nude, l’ha rispedita in Cina, ha rimesso in riga i riottosi, mondato gl’infetti, sterilizzato i pargoli, moltiplicato tamponi e mascherine (mica vero), ah, se solo quegli strunz di longobardi avessero preso da lui…

Solo che, anche in politica, la Nemesi è sempre in agguato e così, tra un asino e un maiale diretti a Salvini, Impepator prima ha ignorato i tifosi del Napoli assiepati senza mascherine a festeggiare la Coppa Italia. E poi non s’è accorto del focolaio che teneva in casa: a Mondragone, litorale casertano, 49 positivi tutti dal complesso dei palazzi ex Cirio, in gran parte bulgari, lavoranti oltretutto sfruttati: alcuni ricoverati, non senza fatica, altri invece si son dati, diversi positivi e soprattutto 4 contagiati paiono dissolti, non si sa dove cercarli e Governator ha chiamato l’esercito. Bestia, che figura. ‘Nu burdell, le televisioni tornano ad occuparsi di Impepator, però con toni meno stregati: il Marine della legalità si lascia sfuggire un focolaio e il sindaco di Mondragone, disperato, chiede al ministro Luciana Lamorgese di far qualcosa mentre lo stesso De Luca aspetta i soldati per ripristinare la legalità. Bellu guaglione, che si fa?

Sic transit gloria mundi: vanitas vanitatum et omnia coronavirus. E adesso è il turno di Salvini infierire: “De Luca è ‘nu piatt vacant”, per dire un piatto vuoto, uno che parla, ma sostanza zero. C’è chi invita don Vincenzo a rimettersi la mascherina e a non togliersela più: ma sono, si sa, le piccole crudeltà della politica e in ogni caso chi la fa (la perculata) l’aspetti. Erri, De Luca: e la topica è virale. Comunque, non preoccuparti, resti sempre bello ‘e faccia, è bello ‘e core, sape fá ‘ammore, è malandrino, è tentatore, i ‘o guardate ve fa ‘nnammurá. E n’a bionda s’avvelena e ‘na bruna se ne more. È veleno o calamita? Chisto a ‘e ffemmene che lle fa?

Max Del Papa, 26 giugno 2020

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