
No, non si tratta di una boutade, né tantomeno di un’errata ricostruzione giornalistica cinicamente diffusa a scopo di lucro politico. È successo davvero, e appena nelle scorse ore, presso il Senato americano, più precisamente, luogo, tra l’altro, di un surreale confronto tra il senatore repubblicano Josh Hawley e la dottoressa Nisha Verma, ostetrica e ginecologa specializzata in “pianificazione familiare complessa”.
Nel corso di un’audizione della Commissione Salute avente ad oggetto i sospetti effetti avversi di un farmaco, la mifepristone, usata in combinazione con il misoprostol per l’aborto farmacologico, il senatore repubblicano ha più volte rivolto al medico una domanda semplice ed apparentemente scontata: “Gli uomini possono rimanere incinti?”.
La reazione della Verma al quesito posto da Hawley, tuttavia, non è stata quella che logicamente ci si potrebbe potuti aspettare da una qualsivoglia persona dotata di un minimo di razionalità, specie se medico di professione. “Non so dove si voglia arrivare con questa domanda”, ha esordito visibilmente infastidita la ginecologa, “domande come questa, a cui dover rispondere con sì o no rappresentano uno strumento politico”, e poi, ancora, “lei, senatore, sta cercando di ridurre la complessità di molte cose, sarei felice di avere una conversazione che non parta dal tentativo di polarizzare il dibattito”.
Chiaro, no? A una domanda innegabilmente ovvia come quella posta dal senatore Hawley non si può rispondere banalmente con sì o no, troppo complesso e polarizzante per un ideologismo che pretende di sostituirsi alla scienza fino a trasformare l’evidenza in discriminazione.
Per l’irrazionalità di un progressismo esasperato che teorizza la fluidità dei generi e l’intercambiabilità dei sessi e riduce la biologia a una mera opinione personale sacrificandola mestamente sull’altare dell’ideologia. Perché il medico in questione, è chiaro, evidentemente anch’essa molto più concentrata sull’ideologia che sulla scienza, ha ritenuto probabilmente discriminatorio, o addirittura persino offensivo, rilevare un’evidenza che rimane inscalfibile nonostante le deliranti tesi promosse e difese a spada tratta dai ferventi sostenitori del turbo-progressismo in salsa woke: i sessi biologici sono due e due soltanto, e, di questi, solo uno, quello femminile, è biologicamente predisposto alla maternità.
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Se, e soltanto se, si è nate donne, chiaramente. Per cui no, non si tratta affatto di una tematica complessa o di una questione a cui non potere rispondere in maniera chiara, diretta o persino telegrafica. E non si tratta neppure di un cinico artificio retorico spregiudicatamente utilizzato per evidenti finalità politiche. Nulla di tutto questo.
Perché, si badi bene, per quanto gli alfieri dell’ideologia wokista possano impegnarsi in questa grottesca opera di falsificazione della realtà avente ad oggetto un irrazionale e spregiudicato ribaltamento dei ruoli, i nati uomini, cara dottoressa Verma e carissimi progressisti tutti, non possono proprio portare avanti una gravidanza come farebbe, invece, un individuo di sesso femminile.
Lo si può affermare tranquillamente, in maniera netta, e senza il minimo rischio di poter essere poi smentiti. E chi dovesse sentirsi offeso, discriminato o anche solo turbato da un’evidenza tanto cristallina è afflitto, probabilmente, da un problema assai più serio e complesso che va ben al di là del mero desiderio di maternità.
Salvatore di Bartolo, 17 gennaio 2026
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