Vorrei dire a Corrado Formigli – che sul Corriere definisce “una confusione imbarazzante” ciò che ho detto a Piazzapulita l’altra sera – che sono un accanito lettore, e da diversi decenni, del giornalismo d’inchiesta e della ricerca storica sui conflitti. L’ultimo libro che ho letto in materia (“Il Legionario”), riguarda una delle figure più enigmatiche degli anni del terrorismo italiano, Giustino De Vuono. L’autore di quel libro non si limita a riportare voci o dichiarazioni. Per ogni tesi che presenta, porta anche i riscontri oggettivi (oppure fornisce dettagliatamente conto del percorso fatto per dare riscontro a quelle tesi). Perché il giornalismo d’inchiesta si fa così, non certo limitandosi a riportare dichiarazioni anonime.
Nel documentario Naza, invece, vengono riportate accuse non suffragate da nessun tipo di prova. Come la vicenda del bombardamento che uccise 500 civili innocenti, che tanto scalpore ha fatto: non viene presentato nessun tipo di prova che tale bombardamento sia avvenuto e che abbia effettivamente causato quel numero di morti civili. Non viene presentato per un motivo molto semplice: non esiste nessun riscontro. Solo la parola di Hamas, che in questa follia collettiva in corso da 3 anni viene elevata a rango di verità assoluta; mentre quella israeliana, ovviamente, è bollata come mera propaganda.
Infine, in trasmissione ho detto che in una guerra non voglio credere ai resoconti di nessuna delle due parti in campo, ma a quelle di osservatori indipendenti. Per questo considero un errore di Israele – come ho detto non solo in tv, ma agli israeliani stessi – non aver permesso l’ingresso di giornalisti stranieri a Gaza, ovviamente a loro rischio e pericolo. Ma Formigli questo non lo ha ascoltato. Forse era troppo impegnato a zittire chi non la pensava come lui e a imporre la sua opinione. Cosa che per un conduttore di un programma di informazione, dibattito e approfondimento , in una democrazia liberale, è a dir vero alquanto peculiare.
Ps. Avremmo anche voluto leggere da parte di Corrado un “mea culpa” sulle sue sconcertanti dichiarazioni sui bambini israeliani il 7 ottobre. Peccato.
Luigi Marattin, 12 ottobre 2026
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