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Fuoco amico sul Cavaliere

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Un fuoco amico, dalle sue aziende e da Arcore, si sta alzando per convincere Silvio Berlusconi a non candidarsi alle elezioni europee, stroncando la sua più che legittima aspirazione a rientrare in un’assemblea parlamentare da dove fu espulso per via di una norma retroattiva. E smentendo così il suo impegno, già annunciato a reti unificate al mondo intero, di aver preso casa a Bruxelles per fermare l’avanzata della Cina.

L’ultimo pretesto è stato il breve ricovero al San Raffaele e qualche picco di glicemia che ha messo in allarme i vari cerchi magici attorno al Cavaliere e che hanno trovato sponda anche in alcuni familiari. Ma l’ex Presidente del Consiglio è pronto più che mai alla battaglia, sicuro di una grande affermazione personale, grazie a tutti quegli elettori che per le più varie ragioni emozionali sono pronti a scrivere il suo nome nella scheda elettorale. E sarà un confronto sul numero delle preferenze, sempre che lui decida di essere capolista in tutta Italia, così come probabilmente faranno tutti gli altri big del centrodestra, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini.

A proposito dell’onda lunga che spinge il boss della Lega verso una grande affermazione, il Cavaliere farebbe forse bene invece a cambiare strategia e smetterla di ripetere ossessivamente a Salvini Torna a casa Lassie, il telefilm degli anni ‘70, anche perché quella razza di splendidi cani, i Collie, è in estinzione. Salvini, infatti, non ha nessuna voglia di tornare nel “dorato canile” del Cavaliere, ma del Cavaliere avrà maledettamente bisogno. Non bisogna essere degli indovini per pronosticare che, nonostante la vittoria dei populisti italiani con la conquista di una quarantina di seggi in Europa, Salvini sarà sempre marginale perché a vincere saranno il PPE, il PSE, l’ALDE con i Verdi tedeschi. Come presidente della Commissione arriverà un clone di Juncker e alla Banca Centrale Europea un altro mastino dell’asse franco-tedesco che non vede l’ora di rafforzarsi e darà un gran filo da torcere al governo Conte, sempre se quest’ultimo sopravviverà alla sua acclarata inadeguatezza.