
Andrea Sempio è innocente fino a prova contraria. Ed è uno di quei casi incredibili che fanno venire voglia di cambiare la giustizia italiana da cima a fondo. Alberto Stasi è stato processato, assolto due volte, quindi rimandato dalla Cassazione in Appello, infine condannato e s’è scontato 10 anni di carcere. Solo che nel frattempo la Procura di Pavia, che per ben due volte aveva già indagato su Andrea Sempio, archiviandolo, ha deciso di riaprire il fascicolo su di lui a 18 anni di distanza dal delitto. Non sorprende dunque se Sempio ha deciso di votare Sì al referendum sulla riforma della giustizia.
Intanto torna al centro del dibattito il delitto di Garlasco. Durante l’intervista a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro su Retequattro, Andrea Sempio interviene con parole nette sullo scontrino del parcheggio consegnato agli inquirenti come alibi. «Ribadisco, quello scontrino l’ho fatto io. Testimoni che dicono che me l’hanno dato, che sanno, che me l’ha passato qualcun altro, li vorrei vedere. Se ci sono, dicono balle». Una presa di posizione senza sfumature, che punta a respingere le ricostruzioni circolate negli ultimi mesi.
Sempio contesta la continua evoluzione delle versioni attribuite a presunti testimoni: «Se ci sono, perché nei mesi questo testimone è già cambiato più volte: prima ce n’era uno, poi c’è stata la storia del Vigile del Fuoco, poi lo scontrino è diventato falso, poi è diventato vero ed è tornato il Vigile del Fuoco, poi l’ultima è che è stato un mio parente». E aggiunge: «Anche questo discorso della persona che è stata sentita due volte, per me è una delle tante indiscrezioni che gira. Il punto è, come vi ho detto, che quello scontrino l’ho fatto io».
Il riferimento è all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, per il quale è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. Un caso che, a distanza di anni, continua a riaccendersi tra nuove perizie, indiscrezioni e dibattito mediatico.
Proprio sulle voci relative a una nuova consulenza tecnica – attribuita alla dottoressa Cattaneo – che potrebbe modificare l’orario del delitto, Sempio chiarisce: «Io ho raccontato quello che ho fatto quella giornata, l’orario può cambiare come vuole, io ho detto come è andata, non cambio versione».
Alla domanda su cosa abbia contribuito a farlo percepire come un “indagato a vita”, Sempio individua un elemento chiave: «Io credo che il grande jolly sia stato il dna, perché il dna prima era suscettibile di interpretazioni, poteva essere “usato in molti modi”. È stato quello l’elemento che ha permesso tutte le volte di insinuare nuovamente il dubbio».
Infine, una riflessione sul piano mediatico e sulla vicenda giudiziaria di Stasi: «Quello non lo so, di sicuro però posso parlare a livello mediatico: anche lui ai tempi, prima ancora di essere condannato, ha vissuto la gogna mediatica e il fatto di essere additato come colpevole. È una cosa che non dovrebbe succedere in ogni caso, anche se poi, nel tempo, c’è stata la sua condanna». Per questo, alla domanda diretta di Nicola Porro, non esita un secondo a dire che al referendum per la riforma della giustizia voterà sì. E la cosa, lo ripetiamo, è abbastanza comprensibile.
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