Il fatto che sto per raccontarmi ha dell’inverosimile e fa parte della sempre più scoperta guerra ai cosiddetti youtuber, i quali fanno parte della nuova frontiera dell’informazione di massa, che si è scatenata a seguito della riapertura del caso di Garlasco.
I dettagli dello spiacevole episodio sono stati raccontati, con tanto di prove inoppugnabili, dalla persona destinataria di alcune pesantissime minacce, ovvero Bugalalla, alias Francesca Bugamelli. In un breve video pubblicato sempre su Youtube il 26 giugno, Bugalalla ha rivelato – dopo accurate verifiche effettuate dai suoi legali circa la vera identità della persona interessata, che è poi stata denunciata alle autorità – che un avvocato, iscritto all’ordine della provincia di Alessandria, ha pubblicato il seguente post su X: “Mi piace pensare che Sempio che ascolta il noto podcast della nota latitante (così continuano a definire la Bugamelli molti suoi detrattori, malgrado si tratti di un addebito del tutto destituito di fondamento) e terminato l’ascolto, prende un aereo per Miami e, prendendo ispirazione del buon Dexter (un feroce serial killer di un nota serie televisiva statunitense), raggiunge l’abitazione della predetta e la sistema a dovere”.
Ora, sebbene sia inevitabile che quando cresce la propria popolarità social aumenti il rischio di incocciare in qualcuno dei tanti individui fuori di testa che frequentano il web, ma che a mettere in atto una tale, irresponsabile condotta sia un avvocato che risulta operare da circa 35 anni segnala che sul caso di Garlasco si stia andando ben oltre la pur drammatica vicenda giudiziaria.
In realtà, al di là di questo spiacevolissimo evento, da tempo altre forme di intimidazione, che qualcuno potrebbe rubricare a vere e proprie minacce velate, stanno colpendo parecchi altri youtuber. Non si era mai visto prima un uso tanto disinvolto delle querele nei confronti di chi opera nel mondo dell’informazione (in questo caso oltre agli youtuber, anche un buon numero di giornalisti e di avvocati sono stati attinti dallo strumento di una o più querele).
La mia impressione è che si sia qualcosa di addizionale rispetto alle solite e sguaiate espressioni legate alle classiche tifoserie che fanno sempre parte del folclore della cronaca nera. Forse, ma è ovviamente solo una ipotesi, dietro tutto ciò ci potrebbe essere qualche gruppo organizzato che, per tutta una serie di motivazioni, attaccando chi da tempo mette in discussione la condanna di Alberto Stasi e la prima indagine – oltre a quella lampo contro Sempio del 2017 – cerca in tutti i modi di esasperare i toni, fomentando l’aggressività delle medesime tifoserie. Tutto ciò con l’obiettivo di, come si dice a Roma, di buttarla in caciara.
Per ciò che concerne le minacce ricevute da Bugalalla, non possiamo che esprimerle la massima solidarietà, esortandola a proseguire nel suo certosino lavoro di approfondimento e di informazione.
Claudio Romiti, 29 giugno 2026
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