Cronaca

Garlasco, da dove nasce la nuova indagine

Tra fretta di archiviare e strane "irritualità" in divisa: i tasselli mancanti che l'attuale Procura sta portando a galla

Sul caso infinito di Garlasco, in cui molti scettici si chiedono il perché si sia giunti a riaprire l’indagine dopo quasi un ventennio, c’è un elemento che molti di costoro probabilmente non conoscono. In particolare, se nei riguardi di Alberto Stasi fu costruito aprioristicamente un teorema, per poi cercare gli indizi che potessero condannarlo, nell’inchiesta promossa dal procuratore capo Fabio Napoleone è successo il contrario. Indagando su una presunta corruzione – la cosiddetta operazione “Clean” – che secondo l’attuale procura avrebbe imperversato a Pavia e dintorni, quest’ultima sarebbe inciampata nella fulminea indagine del 2016/2017 su Andrea Sempio, condotta dall’ex procuratore Mario Venditti, attualmente indagato dalla Procura di Brescia.

Quindi, sarebbero state le prove, o presunte tali, che hanno condotto gli attuali inquirenti ad aprire un faro sulla complessa vicenda processuale di Garlasco, rivalutando alcuni elementi che non sarebbero stati presi nella giusta considerazione da chi li ha preceduti.

Questo ovviamente, occorre sempre ribadirlo, non dimostra che l’attuale indagato sia per questo colpevole dell’atroce delitto. Il compito spetterà, nell’eventualità di un processo, ai giudici.

Tuttavia, tornando allo spunto iniziale, i cittadini che seguono nel complesso l’intera vicenda non possono che esprimere una forte perplessità in ordine ad alcuni comportamenti di chi, nella prima indagine di Andrea Sempio, indossava una divisa. Ad esempio, c’è l’ex luogotenente Silvio Sapone che il 21 gennaio del 2017 chiama per ben 16 volte Sempio al telefono – 4 con il suo cellulare e 12 con il telefono della sua scrivania di servizio –. Interrogato dagli inquirenti il 17 novembre del 2025, così risponde l’ex comandante della Pg di Pavia: “Si pensava di sentire Sempio a verbale e l’ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare”. La PM Chiara Bonfadini, durante l’interrogatorio, però gli fa notare che “l’invito a comparire viene fatto il 18 febbraio mentre le telefonate sono del 21 gennaio” e gli chiede che motivo c’era di chiamarlo a gennaio. “Perché dovevamo chiamarlo per sentirlo. Poi lui mi ha richiamato il giorno dopo. Posso averlo chiamato per sapere che telefono usava a fini investigativi. Onestamente non ricordo il contenuto delle telefonate”, spiega Sapone, al quale viene evidenziato di avere mutato versione. Questo poiché il 26 settembre 2025, sentito una prima volta, aveva affermato di non avere avuto contatti con Sempio.

A tale proposito mi sembra piuttosto illuminante un passaggio di un recente articolo pubblicato su Il Giornale da Rita Cavallaro: «A fare luce su quelle quattro chiamate senza risposta del 21 e sulla triangolazione dei sei contatti del giorno dopo tra Sempio, Sapone e l’avvocato Soldani è l’indagato, in una conversazione con il padre il 3 novembre scorso. ‘I contatti strani tramite Sempio e Sapone io li ho spiegati l’altro giorno… però se li vogliono… diciamo sono queste tre chiamate, difatti secondo me era proprio lui che chiamava perché qua è lui quando mi ha proposto la roba… io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico. Richiamo dicendo guarda ti do il numero dell’avvocato, gli passo il numero dell’avvocato, dice Sempio al padre’. Civardi sottolinea come quella non sia “la sede per attardarsi sul contenuto e sul prezzo della roba” proposta da Sapone, tuttavia informa l’indagato che “la roba” contribuisce a spiegare perché quelle indagini non vennero fatte. A quel punto gli sottopone i biglietti sequestrati a Giuseppe (Venditti gip archivia ‘per 20.30. euro’) e legge un soliloquio del 9 febbraio 2017 che era stato bollato come non attinente e invece oggi è stato trascritto. ‘Non è una cosa che risolvo… cacciando i soldi si sistema. Non sono 50 euro, parliamo di cifre molto più’, diceva l’indagato. Per Civardi il concetto “sembra ben metabolizzato da tutta la famiglia’.”

A tutto questo poi occorre aggiungere il famoso bigliettino in cui il padre di Sempio scrive “Venditti gip archivia per 20. 30. euro” e, cosa abbastanza sospetta, il tempo impiegato da un altro carabiniere, Giuseppe Spoto, che secondo gli attuali inquirenti si sarebbe fermato oltre un’ora a casa dei Sempio per notificare al ragazzo di essere indagato.

Inoltre, lo stesso Sapone, per giustificare le tante, troppe intercettazioni del 2017 che non vennero ritenute importanti o incomprensibili – mentre molte di esse sono state riportate in luce nella nuova inchiesta – si è così espresso: “Non lo so. Sono un po’ asino in tema di intercettazioni, non me ne intendo”.

Ma non basta, dato che Sapone fu l’ufficiale incaricato di redigere la nota conclusiva di quella indagine, che come è noto fu rapidamente archiviata, egli ha dichiarato ai magistrati una cosa sconcertante: “si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali, ma non avevamo gli atti. La prima cosa che abbiamo fatto è l’analisi dei tabulati”.

Ora, tutto è possibile: anche che, dato che in Italia una condanna non si nega a nessuno, i Sempio si siano terrorizzati nell’eventualità che il figlio, presunto innocente, potesse ripercorrere l’inferno passato da Alberto Stasi e, per questo, attratti da una facile scappatoia. Ovviamente sono ipotesi di scuola. Quello che proprio non si comprende è l’evidente irritualità, unita ad una grande fretta di chiuderla lì, che ha accompagnato l’indagine del 2016/2017. Che ci sia stato veramente del marcio in Danimarca?

Claudio Romiti, 21 maggio 2026

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