Cronaca

Garlasco, due cosine che non tornano nelle tesi di Lucarelli

Stasi lucarelli ore 14 sera Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Giovedì scorso è andata in onda la prima puntata di Ore 14 Sera, programma di approfondimento di Rai2, in precedenza inserito nella fascia pomeridiana, condotto da Milo Infante. Dedicando ampio spazio alla nuova inchiesta per il delitto di Garlasco, pur riscuotendo un discreto successo di pubblico, la valanga di critiche che sono arrivate da vari social lo hanno letteralmente affossato. In sostanza moltissime persone, tra cui il sottoscritto, hanno evidenziato la linea fortemente colpevolista nei riguardi di Alberto Stasi, espressa da un parterre di ospiti a senso unico, conduttore compreso, in assenza di alcuna forma di contraddittorio.

In particolare ha colpito l’estrema esuberanza di Selvaggia Lucarelli, che dopo la giudice di Ballando con le stelle, ha deciso di intraprendere quella di infallibile criminologa del chiacchiericcio televisivo – quello che per intenderci gioca a dadi con la vita di molte persone, spesso condannate sulla base di congetture e suggestioni – , tanto da oscurare la verve di Roberta Bruzzone, anch’essa presente nel programma e anch’essa colpevolista ad oltranza nei riguardi dell’ex “ragazzo dagli occhi di ghiaccio”.

Per dirla in breve, la Lucarelli, senza esplicitamente attaccare la Procura di Pavia, artefice della nuova e approfondita indagine, ne ha sostanzialmente svilito l’iniziativa, sostenendo che la sentenza che ha condannato Stasi chiarisce al 99% ogni dubbio circa la sua evidente colpevolezza. E già, peccato che le due precedenti sentenze di primo grado e di Appello raccontavano tutta un’altra storia. Ma a parte il resto della lunghissima requisitoria espressa dalla giornalista civitavecchiese, c’è un passaggio che mi ha particolarmente colpito, soprattutto perché da tempo la nostra si lamenta del circo mediatico il quale starebbe creando false piste e testimoni sbucati dal nulla.

Mentre lei, secondo tale assunto, dovrebbe evitare tutti quei ragionamenti oziosi da bar dello sport e basarsi unicamente sulle prove, sebbene sulla condanna di Stasi ci siano solo indizi. Ed infatti è qui che casca fragorosamente l’asino: “Chiara e Alberto – sottolinea la Lucarelli – avevano dormito solo due notti assieme dopo il ritorno di Londra di Stasi, una cosa molto strana, avevano l’opportunità di vivere questo periodo di convivenza, ma la cosa più strana di tutte avviene quella mattina dopo: ho la fidanzata a 5 minuti di bici, non mi risponde tutta la mattina. Beh, secondo me ti preoccupi un po’ prima delle 13:30, quando lui decide di uscire di casa: lei era sola a casa quindi non poteva ipotizzare che fosse con la famiglia, magari chiami sua madre. Se non rispondo per un’ora al mio fidanzato chiama i caschi blu e mi sembra improbabile che non ci si preoccupi del fatto che la fidanzata stia bene”.

La Ripartenza

Ecco fatto, sulla base di semplici supposizioni, che contestualizzate in tranquillo Paese della Lomellina in agosto con un ragazzo alle prese con una complessa tesi da elaborare valgono meno di zero, la nostra neo criminologa propina al non sempre attento pubblico televisivo il suo ragionamento colpevolista esattamente da bar dello sport, o da osteria che dir si voglia.

Tuttavia, a beneficio di chi da tempo utilizza il colpevolismo a prescindere per aumentare gli ascolti e la notorietà, vorrei dare una notizia: a quanto pare, contrariamente a ciò che è accaduto in molti casi del recente passato finiti sotto i riflettori dei media, l’attuale Procura di Pavia dà l’impressione di comportarsi nei riguardi di chi specula in un senso o nell’altro su questa complessa vicenda come il protagonista di Via col vento, il quale nella scena finale del film pronuncia il fatidico “Francamente me ne infischio”.

Claudio Romiti, 16 giugno 2025

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