Cronaca

“Abbiamo una prova formidabile”. Garlasco: Stasi annuncia novità, Sempio cala l’asso

Due difese, due annunci clamorosi e una battaglia a colpi di consulenze. Cataliotti e Bocellari pronti a nuove rivelazioni. Ma cosa sappiamo davvero?

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«Abbiamo una prova formidabile». A dirlo è Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Dall’altra parte Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, assicura che le sorprese non sono finite e che, dopo il caso delle controanalisi negative sui pedali della bicicletta, sarebbe emerso qualcosa di altrettanto grave. Insomma, a Garlasco ormai è la guerra delle prove. Tutte potenzialmente decisive, almeno a sentire chi le annuncia.

La differenza, però, è che qualcosa della presunta prova «formidabile» di Sempio già sappiamo. Mentre sul nuovo elemento promesso dalla difesa Stasi, per il momento, resta il mistero.

La prova «formidabile» della difesa Sempio

Partiamo da Sempio. Cataliotti, intervenuto a Diario del giorno su Rete 4, ha confermato di avere in mano una prova che ritiene particolarmente importante per scagionare il proprio assistito. E non è un modo di dire. Il legale sostiene che l’elemento abbia solide basi scientifiche, pur riconoscendo che dovrà essere sottoposto al contraddittorio. Quale sarebbe? Probabilmente, le impronte delle scarpe lasciate sulla scena del delitto.

Nella villetta di via Pascoli, dove Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007, furono individuate 25 impronte riconducibili a una particolare suola a pallini, attribuita a calzature Frau. Secondo la difesa, quelle tracce sarebbero incompatibili con il piede di Andrea Sempio. Per un motivo apparentemente molto semplice: il numero delle scarpe.

Sempio, sostengono i suoi avvocati, ha sempre portato il 44. Le impronte dell’assassino, invece, sarebbero compatibili con calzature di misura inferiore, tra il 39 e il 41 secondo le valutazioni dei consulenti difensivi. E per dimostrarlo non si sono limitati a prendere un metro. Hanno utilizzato strumenti tridimensionali, realizzato calchi e recuperato quattro scarpe Frau con la stessa tipologia di suola, ma di misure differenti, per effettuare esperimenti comparativi. A questo si aggiungerebbero testimonianze sulle dimensioni delle scarpe abitualmente indossate dall’indagato.

Se la ricostruzione fosse confermata, sarebbe certamente un elemento importante. Perché non parliamo di un’opinione, ma di un confronto tecnico tra le tracce lasciate dall’assassino e le caratteristiche fisiche dell’indagato. Attenzione, però: la compatibilità o incompatibilità delle impronte è proprio ciò che dovrà essere valutato. Non basta che lo affermi una consulenza di parte perché diventi una verità processuale.

E non finisce qui. La difesa Sempio si prepara a depositare cinque consulenze tecniche per contestare gli elementi raccolti dalla Procura di Pavia. Nel mirino ci sono anche il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara e la famosa impronta 33, individuata sul muro delle scale della villetta.

Su quest’ultima, in particolare, i consulenti di Sempio sostengono di essere arrivati a conclusioni opposte rispetto a quelle dell’accusa: la traccia non sarebbe insanguinata e non sarebbe attribuibile all’indagato. È una contestazione che investe uno degli elementi più discussi della nuova inchiesta. E che, naturalmente, dovrà essere confrontata con le analisi degli altri consulenti.

Stasi e le nuove rivelazioni sui Ris

Dall’altra parte della barricata, intanto, si muove la difesa di Stasi. E qui la questione diventa ancora più delicata. Giada Bocellari, ospite di Quarta Repubblica, ha assicurato che la vicenda delle controanalisi sui pedali della bicicletta non rappresenta affatto l’ultima sorpresa. Anzi. Secondo la legale, ci sarebbe un ulteriore elemento di gravità almeno paragonabile, sempre collegato alle attività svolte nei laboratori del Ris di Parma. Di cosa si tratta? Per ora non lo sappiamo. Bocellari non ha voluto fornire dettagli.

Per capire la portata dell’annuncio bisogna tornare al 2007. Nei documenti recuperati nell’ambito delle nuove indagini sono emerse due controanalisi genetiche, effettuate il 20 settembre di quell’anno sul campione prelevato dai pedali della bicicletta di Stasi, che non avevano restituito un profilo utile per attribuire la traccia a Chiara Poggi. Risultati che, secondo la difesa, non erano stati messi a disposizione delle parti nel procedimento originario.

Non solo. Gli approfondimenti della Procura di Pavia hanno acceso i riflettori anche sulla sequenza degli esami eseguiti il giorno precedente. Nel giro di poche ore, il 19 settembre 2007, si passò da un profilo genetico parziale e non attribuibile a un risultato compatibile con quello della vittima. Tra le ipotesi investigative esaminate figura persino quella di un possibile scambio di provette con un altro campione. Ipotesi, appunto. Non una conclusione già accertata.

La questione è tutt’altro che marginale, perché il dato genetico sui pedali ebbe un ruolo nella prima fase delle indagini contro Stasi, poi condannato definitivamente a 16 anni di carcere. Ma anche qui occorre distinguere: l’emersione di risultati analitici discordanti non dimostra automaticamente un depistaggio, né cancella da sola una sentenza definitiva. Occorre capire come furono prodotti quei dati, perché non entrarono negli atti e quale peso abbiano avuto nelle successive valutazioni giudiziarie.

Due difese, una battaglia sulle prove

Ecco allora il paradosso di Garlasco. Da una parte abbiamo un uomo condannato definitivamente, Alberto Stasi, i cui avvocati sostengono che siano emersi elementi capaci di mettere in discussione la ricostruzione originaria. Dall’altra un nuovo indagato, Andrea Sempio, che attraverso i propri difensori annuncia consulenze scientifiche con le quali intende contestare le accuse della Procura.

Due posizioni processuali differenti, certo. Ma entrambe con una questione di fondo: quanto sono solide le prove su cui si costruisce un’accusa di omicidio?

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