Potremmo definirlo come l’ultimo capitolo di una immaginaria serie televisiva su caso di Garlasco, “Bubbole e balle”, quello relativo al famoso complotto mediatico-giudiziario contenuto nell’esposto presentato da Chiara Ingrosso presso la Procura generale di Milano lo scorso aprile. Un esposto che teorizzava una sorta di piano diabolico per orientare non solo l’opinione pubblica, ma anche in qualche modo le indagini tanto che in esso viene messo in evidenza il dragaggio del canale di Tromello, il cui principale ispiratore viene indicato nella figura di Alessandro De Giuseppe de le Iene.
Ma il principale protagonista di questo presunto complotto sarebbe stato l’avvocato Antonio De Rensis, grande amico dell’inviato delle Iene. Così ne dette, prima che tale esposto venisse portato all’attenzione della magistratura, una sorta di preavviso a mezzo stampa la criminologa Roberta Bruzzone nel corso di una puntata di Quarto Grado: “Le indicazioni contenute nell’esposto che verrà depositato sono riconducibili a reati procedibili d’ufficio. Io segnalo all’autorità giudiziaria da professionista e da cittadina una serie di azioni che sono gravissime, a cui partecipano soggetti che per deontologia e professionalità mai dovrebbero sognarsi di fare una cosa del genere”.
In quel periodo i protagonisti di questa azione, a mio avviso dissennata, parlavano di una sorta di regia mediatico-giudiziaria, sebbene in seguito corressero il tiro, limitandosi a parlare solo di un tentativo ben orchestrato per influenzare l’opinione pubblica. Ebbene, come è stato ampiamente riportato dalla stampa, la Procura generale di Milano ha girato l’incartamento ai colleghi del quarto piano, laddove opera la Procura ordinaria. Cosa significa?
Ciò, in soldoni, significherebbe una cosa ben precisa, ovvero che secondo i magistrati diretti da Francesca Nanni non vi sarebbe stato alcun coinvolgimento, anche solo come vittima, della Procura di Pavia; altrimenti il fascicolo sarebbe dovuto essere trasmesso per competenza alla Procura di Brescia. In pratica, sebbene la dottoressa Bruzzone disse con aria molto soddisfatta in diretta televisiva che “Milano è Milano”, sembra che le sconvolgenti rivelazioni contenute nell’esposto, che avrebbero smascherato un complotto finalizzato a riabilitare Alberto Stasi, si siano rivelate per quelle che sono: Bubbole e balle.
Diversa la posizione della Ingrosso: “Milo Infante ieri ha scritto una pagina di propaganda del secolo scorso, mentendo spudoratamente e dando informazioni volutamente distorte – si legge su Facebook – Pur di alleggerire agli occhi del pubblico la posizione molto compromessa di De Rensis Perché, quanto ci siete compromessi con lui? Io non ho mai fatto accuse, è un esposto. Io non ho mai parlato di coinvolgimento della procura (cosa c’entra Brescia?). Nella regia mediatica di cui espongo ci sono la difesa stasi e alcuni giornalisti e programmi che si sarebbero fatti influenzare. L’indagine di Milano sul mio esposto si aggiunge a quella che vede De Rensis comunque già indagato con Marchetto e De Giuseppe, sempre a Milano”.
Ingrosso parla di “violenza mediatica continua e mirata”, di “circo travestito da giornalismo”. A mio modestissimo parere, che sono pronto a cambiare nel caso mi si presentassero evidenze del contrario, tutto questo va rubricato in un molto, ma molto maldestro tentativo di avvelenare i pozzi di una indagine che procede imperterrita per la sua strada, cercando nel contempo di spostare il dibattito pubblico verso un argomento, il complotto mediatico, che appare privo di alcuna reale sostanza.
Ciò non può che determinare un serio danno reputazionale per le persone che hanno condotto una campagna di delegittimazione nei confronti della nuova indagine e della difesa di Alberto Stasi. Un danno reputazionale che, nel caso assai probabile di una riabilitazione di quest’ultimo, diverrebbe insanabile.
Claudio Romiti, 10 settembre 2026
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