Cronaca

Garlasco e quella frase sui pedali che torna a galla

A Zona Bianca la criminologa Simona Ruffini ricorda le parole scritte da Piero Colaprico nel 2007 su Alberto Stasi

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Piero Colaprico, sostenitore a tutto campo della sentenza che ha condannato Alberto Stasi, ha dato come sempre spettacolo intervenendo in collegamento con Zona Bianca, in onda su Rete4. Il celebrato giornalista investigativo, il quale, per chi non lo sapesse, coniò la brillante definizione di Tangentopoli, continua a sostenere la sostanziale nullità della nuova indagine sul caso di Garlasco e, di converso, l’inattaccabilità dell’impianto accusatorio che ha mandato in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”, a cui nel frattempo hanno cominciato ad imbiancarsi i capelli.

Contestando ogni elemento che starebbe emergendo nell’inchiesta condotta dalla procura di Pavia diretta da Fabio Napoleone, il nostro ha correttamente mantenuto una linea molto garantista nei riguardi del nuovo indagato, Andrea Sempio. Garantismo che personalmente condivido a prescindere per chiunque fino a sentenza passata in giudicato, ma che per quanto riguarda il fidanzato della povera Chiara Poggi il buon Colaprico ha lasciato ben chiuso in cassetto sin all’indomani dell’efferato delitto.

E glielo ha ricordato la criminologa Simona Ruffini, citando alcuni passaggi di un suo commento dell’epoca. “Io ricordo – esordisce la Ruffini – un suo interessantissimo articolo del 25 settembre del 2007, su la Repubblica, in cui lei utilizzava dei termini come ‘il lato oscuro di Alberto Stasi’. Addirittura, siccome Stasi aveva partecipato al funerale di Chiara Poggi, lei ha detto: ‘il male che ci siede accanto’. Ed ha concluso l’articolo parlando dei carabinieri ‘ che guardavano Stasi praticamente osservando un dilettante che cercava di dissimulare il suo dolore’.  E lei – ha concluso la criminologa – chiude questo interessantissimo articolo, a cui sono certa che è seguita una chiarificazione, dicendo ‘però Stasi non sa che l’unica prova logica che lo porterà all’ergastolo sarà il sangue sui pedali”. Sangue che, come è noto anche ai sassi, tale non era e che nel reperto nel quale si trovò il controverso Dna sono state evidenziate alcune incongruenze che ancora oggi aspettano una risposta.

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Ora, quanto riportato dalla dottoressa Ruffini deve farci ricordare che ciò che molte persone giustamente invocano per Andrea Sempio, ovvero di non mostrificarlo anticipando la condanna a mezzo stampa, purtroppo è stato ampiamente fatto a Stasi da buona parte dell’informazione, anche quando egli venne assolto per ben due volte consecutive.

E sentir riportare un così lapidario giudizio, pubblicato a poco più di un mese dall’evento tragico, da un autorevole cronista e commentatore – che durante il programma ha riconosciuto la paternità dello scritto – forse ci fa comprendere come da molti anni esiste un colossale problema nel mondo del giornalismo che si occupa di cronaca nera.

Claudio Romiti, 19 agosto 2026

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