Cronaca

Caso Stasi e il mistero dei pedali: c’è un dettaglio che riapre tutti i dubbi

Lo “scambio dei pedali” torna al centro del caso Chiara Poggi, ma agli atti c’è una netta smentita dell’accusa

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Nel corso dell’ultima puntata di Zona Bianca, in onda su Rete4, gli irriducibili sostenitori della colpevolezza di Alberto Stasi hanno rispolverato forse la più scandalosa leggenda metropolitana a suo carico, la quale, evidentemente, continua ad esercitare una certa presa nella testa di alcune persone: il famoso scambio dei pedali. A tale proposito è bizzarro che proprio sfugga a chi venera le carte della condanna come una reliquia quanto dichiarò il rappresentante dell’accusa, il sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini: “È matematicamente escluso che vi sia stato uno scambio tra i pedali delle due biciclette disponibili ad Alberto Stasi”.

Ella negò recisamente lo scambio di pedali sulla base di una consulenza “sulla data di fabbricazione dei vari componenti e sulle eventuali modifiche” affidata ad alcuni esperti durante le attività istruttorie eseguite nell’ambito del processo di appello-bis. Nell’istanza in cui la stessa chiese ai giudici della Corte di Assise d’Appello che venissero svolte ulteriori attività istruttorie, la Barbaini spiegò che la bicicletta nera sequestrata “è coerente in tutti i suoi componenti che hanno date di fabbricazione tra loro congruenti”. In realtà – chiarisce il magistrato – non è mai avvenuto nessuno scambio di pedali tra la “Umberto Dei” bordeaux di Stasi e la bicicletta nera da donna sequestrati.

Ciononostante, cosa molto grave per chi opera nel mondo dell’informazione, tale leggenda metropolitana viene ancora raccontata in tv da giornalisti e opinionisti come se fosse una verità inconfutabile. Oltre a ciò, per dirla tutta, ammesso e non concesso che Stasi sia l’autore dell’omicidio della povera Chiara Poggi, non si comprende per quale motivo fosse convinto di aver lasciato tracce del delitto sui pedali e solo lì, dato che – sempre secondo la ricostruzione dell’accusa – allontanandosi dalla scena del crimine con due teli mare e l’arma del delitto, tutti certamente imbrattati di sangue, avrebbe facilmente contaminato anche altre componenti della bicicletta.

Tanto valeva a questo punto, prendendo per buona l’immagine affibbiatagli dai colpevolisti di un freddo e lucido assassino, disfarsi completamente della medesima bicicletta, anziché traslare i pedali che scottano su un altro mezzo di sua proprietà. Si tratta di una delle tante illogicità che hanno funestato questo caso e che spesso hanno trovato ampia cittadinanza nella stessa sentenza di condanna.

Leggi anche: 

Tant’è che sempre sul tema della bicicletta nera mai ritrovata e che non corrispondeva alle due testimonianze raccolte, nelle motivazioni si scrive quanto segue: “Se quindi è vero che nel presente procedimento di rinvio non è stato possibile raggiungere certezze in ordine alla precisa individuazione della bicicletta nera da donna collocata davanti a casa Poggi a quell’ora della mattina del 13 agosto, l’istruttoria svolta e le acquisizioni effettuate hanno tuttavia consentito di accertare la disponibilità, da parte di Alberto Stasi, di più biciclette da donna, tutte potenzialmente rispondenti a quella “macro descrizione” fattane dalle testimoni.

Magnifico, noi mandiamo in galera un giovanotto perché si sarebbe almeno appurato che egli aveva in dotazione un mezzo di locomozione composto di un telaio, un paio di pedali ed un manubrio. È roba da non credere.

Claudio Romiti, 16 agosto 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Lavitola-Ranucci, occhio agli amici - Vignetta del 13/08/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lavitola-Ranucci, occhio agli amici

Vignetta del 13/08/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni