Cronaca

Garlasco, ma che schifo. L’impronta di Sempio? Sa di delitto circense

Che terribile show: dalla magistratura ai giornalisti, quanta approssimazione. Sembra una serie tv, ma di pessimo gusto

Tg1 Sempio impronta
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Quando l’orrore supera il limite gli uomini riscoprono il Maligno. Forse perché hanno bisogno di allegorie, forse perché conviene loro scaricare la responsabilità su una colpa indefinita, metafisica. Lo aveva capito quel superbo ciclo western, “Trinità”, solo apparentemente leggero: “Chi è stato a ridurvi così?”. E i frati: “Eh… È stato Lucifero. Lucifero in persona!”. “Lo conosci?”. “Mai sentito, dev’essere un professionista dell’Est”. Anche a Garlasco 17 anni dopo tornano a scomodare Lucifero, siccome all’epoca ne moriva di gente senza una ragione, siccome anche per la povera Chiara Poggi innumerevoli stagioni e processi non sono riusciti a trovare un movente né un colpevole completamente convincente. Allora il capolavoro è che oggi, riaperte le indagini, la magistratura sente contemporaneamente come testimone il suo unico condannato certo, Alberto Stasi, come sospetto mai giudicato un amico di tutti, Andrea Sempio, e non si sa come il fratello della vittima, Marco.

Tutti insieme ma isolati, il Poggi fratello a Venezia, perché nessuno si fida di nessuno in questa storia che diventa sempre più bizzarra, per dire il meno. Lucifero, professionista dell’Est, per dire quella compagnia di giovani che chissà cosa facevano nelle brume e nelle noie pavesi ma una cosa così cattiva, così maligna dovrà pure avere risvolti satanici, oscuri. Curiosamente, a restarne fuori sono o sembrano le due gemelle diabolike, le cugine K dedite alle discoteche, al mondo disimpegnato e infame di quelli che non occupano case e non bivaccano al centro sociale. Si erano sbagliati un’altra volta? Le stanno cuocendo a fuoco lento? O il padre avvocato le tira fuori dai guai, oggi come allora, come insinuano gli apprendisti cronisti giudiziari, garantisti per Cesare Battisti, per Ilaria Salis?

Lucifero, Lucifero in persona, ma i genitori di Chiara, non proprio immediatamente simpatici, contestano i magistrati che hanno riaperto il pozzo nero dei sospetti, delle ombre e delle indagini. Per loro il colpevole è Alberto, sta lì, ha già scontato quasi tutto, è perfetto. Ma qualcuno ha parlato a Garlasco, qualcuno ha spifferato e questa è l’unica domanda che i cronisti gossippari non fanno: chi? E perché adesso? Qualcuno però ha detto qualcosa e allora si scava ancora nel dna trovato sotto le unghie di Chiara, però no, non erano le unghie, era dna “da contatto” ed era di Sempio e adesso lo interrogano “per capire” come ha scritto un giornale “fino a che punto frequentava la casa dei Poggi, fino a che punto era intimo”. Intimo? Le cronache tradiscono tutta l’incertezza, forse l’approssimazione, degli inquirenti e dei giornalisti. Il sacro dna! Ma a metterla così c’è da rabbrividire, tutti lasciano impronte, tracce, bave di dna negli anni, nella vita, per i percorsi più casuali e più distratti, la nebbia di un abbraccio, un bacio di saluto, una ditata su un piatto o sul mouse di un computer che ormai non si usa più, una sega innocente. Basta questo a fabbricare un nuovo colpevole? Basta a scagionare quello vecchio? Eh, ma c’è un colpo di scena, c’è sul muro l’impronta della mano di Sempio vicino al cadavere di Chiara, esclusiva del Tg1. La mano dell’assassino? Dell’amico di famiglia, del fratello, che stava sempre là? Si vedrà, l’importante è che esca sempre fuori qualcosa, così da tener su la storia. Tanta roba, come si dice.

Tre interrogatori che poi sono due, il principale sospettato nuovo, il Sempio, non si presenta, mica è scemo, e chi ha un minimo di pratica di cose giudiziarie lo sapeva benissimo, Stasi invece ci va e anche questo era scontato, lui non ha più niente da perdere e tutto da guadagnare a questo punto, entra in tribunale senza scendere dalla macchina, come una star, cercando Lucifero, Lucifero in persona, chissà poi a cosa serviranno ma a qualcosa serviranno di sicuro: la magistratura, che ha rimesso in piedi questo delitto circense, mica può cavarsela con un “abbiamo scherzato”, da qualche parte dovrà pure andare a parare. E allora la sagra del dna, la fiera delle perizie, siamo tecnologici qui, si scherza mica, se no che dicono quelli che ci vedono, e ci vedono, ci bevono golosi, trangugiano l’attizzatorio che c’è ma non c’è, la mazzincolla da muratore, la mazzafionda da Gian Burrasca, le orgette vere o presunte, le gemelle diabolike diventate influencer, l’amico che non era tanto amico, il fidanzato che non era tanto cannibale. Forse. Qui qualcuno o molti o tutti sembrano giocare alla serie tivù ma insomma chi ha parlato dopo quasi 20 anni, e per spifferare cosa, per insinuare cosa? Difatti c’è uno, un supertestimone, manco a dirlo, scovato non dagli investigatori in 20 anni ma da quelli delle Jene, che poi si candidano e poi finiscono all’Isola dei Famosi perché ormai il confine fra tragedia e farsa non esiste più e dove non arrivano quelli in tuta bianca da apocalisse nucleare arrivano i pupazzi, i Gabibbi e quelli delle Jene.

E allora giù con la gola profonda conciata come Fantozzi che faceva l’accento svedese, però per sicurezza con la voce camuffata elettronicamente, se no non c’è gusto, non c’è tivù e dunque non c’è verità. Come se gli addetti ai lavori non sapessero perfettamente chi è. Ma hanno dato l’ok, fa comodo pure a loro, ce lo giochiamo un po’ per volta il supertestimone, che adesso tiene banco la “battaglia” di tutti contro tutti, dei legali fra loro, di questi coi giudici, anche con accenti infantili, da curva ultrà, “lotta dura senza paura”, dei giudici con le fughe di notizie, dei genitori Poggi con chi sanno loro, dei cronisti con le suggestioni che li vedono più tifosi che testimoni, più intriganti, spesso, che cercatori di verità. E poteva mancare, già che ci siamo, quell’altro bel tipo di Fabrizio Corona, che tutti prendono terribilmente sul serio, con le sue verità da grand guignol?

Sempre più si ha l’impressione di un gioco al massacro dove o perde l’innocente che ha avuto la vita mangiata, o perde il colpevole che finora l’aveva fatta franca, ammesso che si riesca ad inchiodarlo, o inchiodarli, se è vero che adesso ipotizzano l’assassino di gruppo, come nella migliore tradizione mediatica luciferina, e comunque alla fine perderanno tutti e in particolare la Giustizia, che o ha agito in modo scellerato prima o lo sta facendo adesso, giudici contro giudici, sospetti versus sospetti, anche se alla fine non pagherà nessuno. Nessuno di loro, si capisce. La magistratura è fatta per farla franca, a differenza degli innocenti. Qualcuno che vince però c’è ed è la fabbrica delle morbosità, della comunicazione che non comunica più niente, che ha inghiottito l’informazione nelle sue sabbie mobili e fa sembrare tutto finto e travolte il confine tra fantasia e realtà, colpevole e innocente, colpevole giusto e colpevole sbagliato. E di sicuro non finisce ancora qui, hai voglia quanti speciali, giornali, trasmissioni, visite guidate, profonde verità, criminologi, esperti, virologi, influencer debbono scatenarsi, e poi i processi che dureranno vite, ammazzando vite, nella progressiva e abissale e spaventosa perdita di senso e insomma c’è da rabbrivire comunque la si guardi perché una confusione così, un pandemonio così lo poteva concepire soltanto Lucifero, Lucifero in persona.

Max Del Papa, 20 maggio

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