Cronaca

Garlasco e Venditti, ma che strano: una ex toga non si fida dei magistrati?

Durissimo botta e risposta tra la procura di Brescia e l'avvocato Domenico Aiello che difende l'ex pm di Pavia ora sotto indagine

Mario Venditti e Garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Come è noto, venerdì scorso si è svolta l’ennesima udienza nel Tribunale del Riesame di Brescia per il sequestro, fortemente osteggiato dall’avvocato di Mario Venditti, dei supporti informatici del suo assistito. Dato che i magistrati che stanno indagando non si sono presentati, facoltà che le legge consente loro, l’avvocato Domenico Aiello ha espresso una serie di commenti non molto lusinghieri nei confronti della Procura di Brescia, in linea con altri interventi pronunciati in queste ultime settimane.

La risposta della stessa Procura non si è fatta attendere. In una nota resa pubblica a stretto giro, il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli e il procuratore capo Francesco Prete hanno così replicato: “I recenti attacchi sopra le righe mossi da un difensore nei confronti di un’indagine di grande rilevanza mediatica, attualmente condotta dalla Procura della Repubblica di Brescia, ripropongono la questione del deragliamento del processo penale su altri ed impropri terreni”. Ma non basta, nella nota si sottolinea “che il riserbo debba accompagnare l’attività del pubblico ministero anche per salvaguardare la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, ma altrettanto convinti siamo che, al di là dei doveri deontologici, la continenza ed il rispetto per il contraddittore debbano ispirare la condotta di ogni parte processuale”, richiamando evidentemente all’ordine, senza nominarlo, il legale di Venditti.

Infine, sembra che gli stessi inquirenti bresciani, visto l’impasse che si è creato sul citato sequestro, stiano pensando di ricorrere direttamente alla suprema Corte di Cassazione per cercare di superare l’ostacolo.

Per quanto mi riguarda, da semplice cittadino che osserva con grande interessa questa importante vicenda giudiziaria, posso solo dire che l’atteggiamento dell’avvocato Aiello, premettendo che il suo assistito non è colpevole di nulla fino a prova contraria, rischia di offrire all’esterno una immagine di intoccabilità che in termini generali non aiuta a risollevare il basso credito che in generale la magistratura gode da tempo nel Paese.

E proprio perché il suo assistito ha rivestito un ruolo molto importante nel settore della Giustizia, ci si aspetterebbe che il suo avvocato, convinto della sua innocenza, esprimesse piena fiducia nel lavoro dei magistrati. Manifestare in ogni occasione una sorta di indignazione per la “lesa maestà” di un ex procuratore capo non mi sembra uno spettacolo molto edificante.

Claudio Romiti, 16 novembre 2025

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