Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ha visto una svolta importante il 12 agosto 2025. La Procura di Pavia ha comunicato che il profilo genetico maschile chiamato “Ignoto 3”, trovato tramite una garza nel cavo orale della giovane vittima, è il risultato di una contaminazione avvenuta durante l’autopsia. La Procura, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, ha chiuso così la questione della possibile presenza di una terza persona sulla scena del delitto. I lettori troveranno qui tutti i fatti accertati, le dichiarazioni ufficiali e i dettagli tecnici emersi con l’ultimo sviluppo delle indagini.
L’origine della contaminazione
Gli accertamenti genetici, affidati ai professori Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno permesso di risalire all’origine del Dna “Ignoto 3”. Si tratta di un Dna parziale e degradato, trovato su una garza usata durante il prelievo di materiale biologico nella bocca di Chiara Poggi. Le analisi hanno rivelato che questo profilo genetico coincide con quello di un cadavere autopsiato prima del corpo della giovane, sempre nelle stesse sale. Secondo la nota della Procura, “il Dna di ignoto è stato involontariamente contaminato durante l’autopsia”.
La nota ufficiale della Procura
Il 12 agosto 2025, la Procura ha diffuso una nota che definisce l’indagine sull’identità di “Ignoto 3”. Nel documento si legge che “a seguito del rinvenimento di un profilo genetico sconosciuto su una garza, utilizzata 18 anni fa dal medico legale per il prelievo di materiale biologico dalla bocca della vittima, la Procura di Pavia, ritenendo possibile una contaminazione con precedenti esami autoptici, ha disposto approfondimenti specifici”. La consulenza genetica ricevuta dai tecnici incaricati ha portato alla conclusione che il materiale trovato non appartiene a nessuna persona coinvolta nel caso Poggi e che il profilo maschile deriva da un altro individuo già deceduto al momento dell’autopsia di Chiara.
Le figure coinvolte e la chiusura dell’ipotesi sulla terza persona
A seguire le verifiche tecniche erano Carlo Previderè, genetista noto per casi complessi legati al Dna e docente universitario, e Pierangela Grignani, esperta anch’essa nel campo della genetica forense. Le nuove verifiche sono poi state affidate anche alla medico legale Cristina Cattaneo, già nota per il suo intervento nel caso Resinovich, per altri approfondimenti sulle cause della morte di Chiara Poggi. Con la pubblicazione del comunicato, non viene più considerata la pista di una terza persona (“Ignoto 3”) presente durante l’omicidio.
Il collegamento con altre autopsie e le ricorrenze del caso
Dalle analisi emerge che il profilo genetico individuato corrisponde a quello di un cadavere oggetto di autopsia prima di Chiara Poggi, effettuata negli stessi ambienti. Il 13 agosto 2025 ricorre il diciottesimo anniversario della morte di Chiara Poggi, e con queste ultime dichiarazioni viene chiuso un capitolo rimasto aperto per anni sulle indagini relative al Dna trovato durante l’autopsia. “Non esiste la terza persona ipotizzata sulla scena del delitto di Chiara Poggi”, si specifica nella nota della Procura.
Dichiarazioni e risultati delle analisi tecniche
Il procuratore Fabio Napoleone ha voluto sottolineare che la chiusura di questa pista deriva dalle risultanze tecniche e dagli accertamenti di laboratorio. Dice la nota diffusa: “Si tratta di una contaminazione avvenuta durante l’autopsia”. La Procura ha, inoltre, sottolineato come siano finiti tutti gli accertamenti tecnici relativi al materiale genetico trovato e che le nuove indagini si concentrano ora su altri aspetti tecnici riguardanti la causa della morte.
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