Garlasco, Garofano molla Sempio? Perché può cambiare tutto

Il consulente lascia l'incarico per divergenze con la strategia della difesa. Cosa cambia e perché è importante

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Nella serata di martedì 30 settembre, Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma (pertanto occupatosi in prima persona del delitto di Garlasco nel 2007) ha deciso di rinunciare all’incarico (assunto nel 2017, a titolo privato) di consulente tecnico di Andrea Sempio, indagato nell’ambito dell’indagine bis della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.

In una nota, si spiega che la scelta è maturata poiché la difesa di Sempio non ha accettato i consigli tecnico/scientifici offerti dal generale Garofano riguardo all’organizzazione dell’incidente probatorio e all’eventuale ampliamento dei temi da affrontare in perizia.

Certamente, tempistiche e modalità dell’allontanamento professionale dell’ex comandante nei confronti di Sempio sollevano non pochi dubbi in merito a quella che è la situazione odierna della difesa, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi del caso e del nuovo filone investigativo sotto la lente della procura di Brescia, che ipotizza una presunta corruzione ad opera della famiglia Sempio verso l’allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, al fine di scagionare subito Andrea, accusato nel 2017 come possibile responsabile alternativo dell’omicidio.

Diciamolo chiaramente: in questi ultimi giorni è impossibile negare che ci sia tanta carne al fuoco sul caso Garlasco; la rinuncia dell’incarico come consulente da parte di Garofano in giorni così complessi non fa presupporre serenità nel quadro attuale della posizione difensiva di Sempio.

C’è poi un altro tema, molto delicato, che riguarda Garofano. Quest’ultimo è stato comandante dei RIS fino al 2009 e successivamente ha intrapreso la carriera privata di consulente tecnico di parte (CTP). E fin qui nulla di strano: sovente capita che un ex ufficiale intraprenda la carriera di perito a titolo privato. Il problema è che l’incarico della consulenza per Sempio, accettato nel 2017, rientra nel quadro delle indagini del delitto di Garlasco, indagini di cui Garofano si è occupato in prima persona nel 2007 (appunto in qualità di comandante dei RIS).

E allora, per quanto l’iter professionale condotto da Garofano sia formalmente corretto e assolutamente non passibile di alcuna sanzione, si può affermare con onestà intellettuale che non esista un forte principio di incompatibilità etica nella condotta dell’ex comandante? È deontologicamente giusto che chi ha avuto un ruolo diretto e determinante nelle indagini possa successivamente schierarsi come consulente privato nella stessa vicenda? Forse no.

L’ultimo aspetto riguarda una suggestione, sollevata negli ultimi giorni da diverse testate e anche da alcuni programmi TV. Garofano firma e consegna la consulenza a Sempio il 27 gennaio 2017, analizzando ed esprimendo le sue perplessità sulla perizia del genetista Dott. Pasquale Linarello (riguardante il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi). Il problema è che nel gennaio 2017 quella perizia non poteva essere consultabile, poiché ancora chiusa nel fascicolo segreto del procuratore. Chi era il procuratore dell’inchiesta Bis del 2017? Venditti. E infatti la consulenza di Garofano non è mai stata depositata.

Sono tante, troppe e sempre più grandi le incongruenze tecniche relativamente al caso di Garlasco, e certamente il fuggi fuggi di queste ore potrebbe palesare una sempre più grande confusione tra le fila della difesa.

Una cosa è certa: la procura di Brescia sta lavorando e lavorerà alacremente nel tentativo di continuare a diradare le nubi di un caso tecnicamente, deontologicamente e mediaticamente disastroso.

Alessandro Bonelli, 1° ottobre 2025

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