Cronaca

Garlasco: il “bloc notes”, la cifra “20-30” e la data “sbagliata”. Andateci piano

Colpo di scena nel fascicolo a carico di Andrea Sempio: indagato l'ex pm di Pavia che lo archiviò. L'accusa: "Corruzione in atti giudiziari"

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Noi come sempre predichiamo calma. Anche di fronte ai blitz di questa mattina messo a segno dagli uomini della Guardia di Finanza di Brescia e Pavia, oltre che dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano, che hanno perquisito le abitazioni dell’ex pm di Pavia Mario Venditti, degli zii di Andrea Sempio e di due carabinieri della polizia giudiziaria di Pavia. Predichiamo calma perché parliamo di un omicidio di 18 anni fa. Perché abbiamo già visto e rivisto gli errori commessi dalla Procura pavese a suo tempo. Perché comunque le due archiviazioni disposte per Sempio nel 2017 e nel 2020 vennero sì chieste da Venditti, oggi indagato con l’accusa di “corruzione” per averlo scagionato, ma vennero comunque confermate da un Gip.

Insomma: calma e sangue freddo. Al netto dei titoloni, infatti, bisognerà attendere lo sviluppo di questa nuova indagine che, trovandosi ancora alle prime fasi, non ha ancora “accertato” alcunché. Siamo di fronte ad ipotesi, quelle di “corruzione in atti giudiziari”. tra la famiglia Sempio e l’ex pm, allo scopo di scagionare Sempio, che comunque andranno verificate, provate, dovranno reggere di fronte al dibattimento processuale. Sempre, ovviamente, che si arrivi davvero a processo.

L’indagine a carico di Venditti

A indagare l’ex pm è sono i “colleghi” bresciani (competenti sulla procura di Pavia), la pm Claudia Moregola e il procuratore capo Francesco Prete. I militari della Guardia di finanza pavese e i carabinieri di Milano si sono presentati stamattina nei tre domicili di Venditti, a Pavia, Genova e a Campione d’Italia dove è presidente del Casinò.

L’impianto accusatorio, per quanto noto fino ad ora, si basa sul ritrovamento di un appunto a casa dei genitori di Andrea (oggi unico indagato nella nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi) durante le perquisizioni eseguite il 14 maggio scorso. Gli investigatori avrebbero ritrovato un bloc notes con riportata la frase “Venditti / gip archivia X 20-30 euro”. Chi indaga è convinto che l’appunto – redatto con la grafia di papà Giuseppe Sempio – risalga ai primi giorni di febbraio 2017, anche se nel bloc notes è riportata la data 2016. Una discrepanza che viene considerata dai magistrati come una svista di chi avrebbe redatto l’appunto. L’appunto proverebbe, secondo i pm, che la famiglia Sempio fosse a conoscenza dell’indagine a carico di Andrea prima ancora che gli venisse notificata l’iscrizione nel registro degli indagati nel febbraio del 2017.

Il mistero dei 40mila euro

In quei giorni a conoscere l’esistenza del procedimento, al tempo, erano solo le autorità e la polizia giudiziaria oltre alla difesa di Alberto Stasi che, con un esposto, erano riusciti a far riaprire il caso. L’ipotesi dei pm di Pavia è che la famiglia Sempio abbia versato circa 30mila euro all’allora procuratore Venditti per assicurare l’archiviazione del figlio. La GdF ha svolto alcuni controlli sui conti correnti della famiglia Sempio e avrebbe registrato un trasferimento di denaro di circa 40mila euro dalle zie paterne al conto del papà di Andrea, un trasferimento iniziato a dicembre del 2016. La somma attraverso alcuni giri sarebbe arrivata al conto del papà, il quale ne avrebbe spesi una parte (circa 30mila) versandoli in contanti all’ex magistrato Venditti.

Gli accertamenti bancari, si legge nel decreto di perquisizione, “hanno fatto emergere una serie di documentazioni anomale avvenute nel contesto temporale di interesse (tra il dicembre 2016 e il giugno 2017): le zie paterne di Sempio Andrea, ossia Sempio Ivana e Sempio Silvia Maria, hanno emesso assegni per complessivi €43.000 a favore del fratello Sempio Giuseppe; nel medesimo periodo Sempio Giuseppe e Sempio Andrea hanno effettuato prelievi in contanti per complessivi € 35.000 – del tutto incongrui rispetto alle loro ordinarie movimentazioni bancarie – e Sempio Giuseppe ha versato a Sempio Patrizio un assegno di € 5.000, subito prelevati in contanti”.

Perquisiti i carabinieri per le intercettazioni

Tra i perquisiti ci sono anche due carabinieri che al tempo furono incaricati degli accertamenti e delle trascrizioni delle intercettazioni a carico di Sempio, trascrizioni che alcuni ritengono molto lacunose. In quelle intercettazioni ci furono anche alcune parole su soldi, pagamenti e assegni che non finirono debitamente riportate nei brogliacci. “A parte che erano dalla nostra – disse inoltre Andrea Scempio al padre mentre erano in auto dopo l’interrogatorio del 2017 – Perché mi hanno fatto alcune domande che ho capito perché me le facevano, però non gli ho dato diciamo una risposta… perfetta”. E ancora: “Si vedeva che mi hanno fatto proprio domande anche inerenti a quello, sul… Cioè, secondo me erano abbastanza dalla mia”. L’ipotesi, insomma, è che ci fosse un accordo tra i Sempio e l’ex pm per far uscire indenne Andrea dall’inchiesta. La convinzione è che Sempio fosse già a conoscenza delle domande che avrebbe ricevuto dai pm e che la procura non abbia debitamente indagato sui possibili strane transazioni. “Tra i passaggi intercettivi non trascritti – si legge nell’atto di perquisizione – vi era il riferimento di Sempio Giuseppe alla necessità di ‘pagare quei signori lì’ con modalità non tracciabili. In relazione a tale elemento appare necessario comprendere perché fu omessa la trascrizione di quelle frasi – di forte valenza indiziaria – e soprattutto fu omessa ogni verifica bancaria allo scopo di (cercare di) ricostruire chi fossero i beneficiari effettivi di quei pagamenti e la loro causale”.

Tempo al tempo

Vero? Falso? Boh. Tutto però da dimostrare. Per carità, mai porre limiti alle stranezze della vita. Però perché la famiglia Sempio avrebbe dovuto scrivere quell’appunto e soprattutto conservarlo per così tanto tempo? Siamo sicuri che “20-30 euro” possano trasformarsi automaticamente in 20-30 “mila” euro? E se fosse solo l’appunto di una “scommessa”? Ancora: come si può appurare che la data “2016” volesse indicare invece il “2017”, e che chi scrisse quell’appunto si stava in realtà sbagliando? In fondo anche l’impronta 33 sembrava fino a ieri la prova regina della presenza di Sempio sulla scena del crimine, per poi scoprire che – secondo gli esperti della famiglia Poggi – non è invece attribuibile al ragazzo. E cosa dire della garza “contaminata” e quindi inutilizzabile?

Il punto è che a Garlasco, a Milano, a Perugia e in tante altre indagini abbiamo visto prendere enormi cantonate da magistrati che ipotizzavano la più incredibile delle tesi accusatorie per poi essere smentiti. Quindi da Costituzione, ad oggi, Venditti resta innocente fino a prova contraria.

Franco Lodige, 26 settembre 2025

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