Cronaca

Garlasco, il mistero della consulenza sull’impronta 33

La traccia sul muro delle scale corrisponderebbe, per la procura, alla mano dell'assassino. La vecchia perizia che getta un'ombra

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Mercoledì scorso c’è stato un duro confronto televisivo tra l’avvocato Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, e Armando Palmegiani, consulente di Andrea Sempio, attuale indagato nella nuova indagine sul caso di Garlasco.

Il fatto è avvenuto a Zona Bianca, programma condotto su Rete4 da Giuseppe Brindisi, e sembra aver portato in luce un elemento che ho sempre considerato piuttosto critico per la difesa dello Stesso indagato, in quanto chiama in causa la oramai famosa impronta 33 sulla quale, a detti di molti esperti, si gioca l’eventuale futuro processuale di Sempio.

In relazione a ciò che stiamo per raccontare, emerge con chiarezza una certa qual fondata perplessità circa la scelta operata della difesa di avvalersi della consulenza del valido Palmegiani e da parte di quest’ultimo quella di averla accettata. Tale perplessità, che non poteva essere ignorata sin dall’inizio, nasceva dal fatto che proprio sulla fondamentale impronta 33 l’ex investigatore della Polizia di Stato, alcuni mesi prima di essere contattato dai legali di Sempio, aveva realizzato spontaneamente un parere pro veritate, inviandolo alla succitata Bocellari.

In particolare, nel documento veniva scritto nero su bianco che quella impronta corrisponderebbe alla mano dell’assassino. Tant’è che nel parere, onde rafforzare l’assunto, l’esperto la pone in correlazione con l’impronta di scarpa insanguinata 45, rilasciata certamente dal carnefice di Chiara Poggi. Eppure, manifestando un certo e comprensibile imbarazzo, Palmegiani, mentre la Bocellari leggeva il testo del parere pro veritate, ha cercato un paio di volte di correggere le sue stesse parole.

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Ora, a prescindere dalle valutazioni circa la colpevolezza o meno dell’indagato, sul cui conto mi limito solo a sottolineare che il carico di indizi son ben più pesanti di quelli che hanno fatto condannare Alberto Stasi, come cittadino mi auguro sempre che persino chi viene pescato in flagranza di reato possa essere difeso nel miglior modo possibile. Ed è proprio per questa elementare considerazione che, pur manifestando la massima stima per l’ottimo Palmegiani, mi permetto di ribadire una certa perplessità sul suo attuale ruolo di consulente.

D’altro canto, nel caso di un rinvio a giudizio, mi sembra del tutto scontato che la Procura – ed in parte pare che lo stia già facendo con tutta una serie di nuovi accertamenti – metterà in discussione la fondatezza scientifica delle prospettazioni tecniche della difesa.

Claudio Romiti, 19 giugno 2026

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