
Dopo la criminologa Roberta Bruzzone, irrompe sulla scena del circo mediatico che ruota intorno al pasticciaccio brutto di Garlasco Selvaggia Lucarelli, la quale si sta occupando del caso con una serie di articoli pubblicati sul Fatto Quotidiano. E lo fa con il suo ben noto piglio moralistico, tanto che in uno di questi ultimi pezzi bacchetta sonoramente l’attuale avvocato di Alberto Stasi, reo di essere un “piacione” e di apparire troppo spesso nei vari programmi televisivi di approfondimento. Ma forse in questa sua intemerata si cela una certa invidia per uno dei personaggi mediatici del momento.
E proprio il 7 giugno scorso la nostra eroina ha parlato a lungo della riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, esprimendo sulla condanna di Stasi una posizione che personalmente considero piuttosto discutibile, sebbene teoricamente ispirata, come ha tenuto a sottolineare la Lucarelli, al ben noto principio latino secondo cui “in dubio pro reo”. In estrema sintesi, di fronte al perplesso Luca Sommi, conduttore del programma Accordi e disaccordi, ella ha ribadito quanto pubblicato in un altro articolo di giornale: “Al 99% io credo che Stasi sia colpevole perché gli indizi sono tanti, esistono anche i processi indiziari, però io non ritengo che siano sufficienti per condannarlo, perché un altro scenario, seppure molto improbabile, dal mio punto di vista è possibile. Detto questo, ti dico – rivolgendosi a Sommi – che al 99% è stato lui. Ma quell’1%, se io fossi stato un giudice, l’avrei considerato e non l’avrei condannato. Non sono un giudice, quindi… ( e qui arriva un quasi entusiastico applauso del pubblico in sala).”
Ora, partendo dal sospetto che tutto ciò sia una sorta di furba operazione in perfetto stile da pesce in barile, così da non prendere una posizione netta su quello che in molti consideriamo come uno dei più gravi errori giudiziari degli ultimi decenni, mi sono andato a leggere nel suo articolo i motivi per i quali la collaboratrice di lungo corso di Marco Travaglio ritiene così prossima al valore assoluto la colpevolezza del “biondino dagli occhi di ghiaccio”.
I punti chiave, secondo la Lucarelli, che lo hanno incastrato sarebbero la famosa bicicletta nera (ancora oggetto di molte discussioni e che nessuno ha dimostrato che avesse realmente a che vedere con il delitto), le scarpe dell’assassino che sembrerebbero dello stesso numero di quelle indossate da Stasi (un 42 che in Italia contraddistingue alcuni milioni di individui) e il fatto che Chiara Poggi quasi certamente conosceva il suo carnefice in quanto disattivò l’allarme di casa per farlo entrare (anche in questo caso nulla esclude che la vittima, per motivi a noi ignoti, possa aver aperto ad una o più persone sconosciute).
Inoltre, aggiunge questa ennesima aspirante criminologa dei salotti televisivi, oltre alla freddezza del fidanzato quando chiama i soccorsi, che non prova nulla – tiene a sottolineare, ma intanto la butta lì – , “di solito un ladro o una persona che non ha un coinvolgimento emotivo con la vittima, non ha ragione per infierire. Non ha un risentimento da sfogare. Chiara Poggi non aveva rapporti stretti, intensi, passionali con qualcuno che non fosse il fidanzato. E in quei giorni, in casa senza i genitori, lo frequentava spesso”.
Ebbene, a parte la totale inconsistenza degli indizi citati dalla Lucarelli, così come indicato nelle prime due sentenze di assoluzione di questa estenuante vicenda giudiziaria, personalmente considero errata in radice la linea espressa dalla giornalista, soprattutto se essa intende porsi nell’ottica di chi è chiamato a giudicare in una aula di Tribunale. In realtà su questo piano credo che ogni persona che abbia approfondito la questione, così come sostiene di aver fatto Selvaggia Lucarelli, dovrebbe ragionare come Oscar Cedrangolo, il procuratore della Cassazione che nell’ultimo processo, in cui si decise per la condanna definitiva, sebbene sostenesse l’accusa così si rivolse ai giudici: “Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi. Ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare” .
D’altro canto, nessuno, compreso la stessa Lucarelli, di fronte ad un caso così complesso e pieno di buchi investigativi dovrebbe esprimere certezze con tale sicumera, nemmeno se avesse il pieno possesso della classica sfera di cristallo.
Claudio Romiti, 9 giugno 2025
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