Il verme è nella mela e la mela (del peccato) si chiama Tangentopoli. Lì la cronaca giudiziaria rinnegò se stessa, lì capì che poteva raggiungere il massimo risultato, dire niente riempiendo le pagine, col minimo sforzo, sbobinare le intercettazioni che le passavano giudici e avvocati, rispettivamente pro domo. Una sua logica, peraltro, sia pure aberrante c’era: un sistema che aveva retto per tutto il dopoguerra si andava sfaldando, i partiti erano involuti in pure articolazioni affaristiche (ancora non si capiva il disegno sullo sfondo, farli fuori salvando i post comunisti), era facile indulgere al gioco dell’indignazione: vedete ‘sti figli di put*** cosa pensano di noi, come si esprimono.
Ma era il bubbone che originava la metastasi, le intercettazioni destinate a travolgere tutto, a scadere nel gossip, nel trash, nell’inutile e incomprensibile, anche se qualcuno ci ha fatto libri, soldi e carriera, qualche spione enormemente sopravvalutato che sostituiva l’archivio al talento: non a caso oggi il suo idolo è Putin, uno che viene dal KGB, uno che con le soffiate ha fatto carriera (e molti, molti cadaveri tra i giornalisti: da noi avrebbe problemi, stante la propensione al servilismo da velina).
A Garlasco, come previsto, raschiano il fondo del barile, si mettono a scavare nel pozzo nero delle intercettazioni. I soliti giornali a caso, quelli progressisti, quelli garantisti: lenzuolate di trascrizioni dalle quali, scusate, non si capisce un emerito cazzo. Ovvero la somma confusione che è l’unica cosa concreta in questo caso freddo e riscaldato, e che bisogna tenere su con tutti i mezzi. E allora le gemelle Cappa che se la fanno coi giornalisti (le intercettazioni sono come le corruzioni, brutte cose in società, si combinano insieme), quello “scemo” di Stasi che sarà incastrato, e non si capisce perché è fesso lui o ce lo fanno passare, quell’altro, Sempio che parla da solo, si dispera per l’amico suicida a 18 anni – e chi non lo farebbe nelle stesse condizioni? Una ridda di parole veramente in libertà, farneticazioni, millanterie, discorsi megalomani da cui si può trarre, volendo, tutto e il contrario di tutto e il contrario di tutto però è niente, è la totale mancanza di punti fermi.
C’è un voyeurismo che a questo punto ha o dovrebbe avere stancato, se non altro per la cripticità, alla fine anche il gioco di chi crede di aver capito casca, perché da capire cosa c’è? “A parte che erano dalla nostra, perché mi han fatto alcune domande, che io ho capito perché me le facevano. Però non gli ho dato, diciamo, la risposta… perfetta”; “mia… allora mi ha chiesto cosa faceva a casa dei Poggi, io ho detto che giocavamo nelle due sale, giù e sopra…. e lui continuava perché sia giù che su che giocavate cioè”. Centinaia, forse migliaia di file, di brogliacci, di traduzioni dall’assurdo di questo tenore: e da qui si pretende di risalire a un colpevole? Se questo è lo stato degli atti, ebbene fa paura come la fanno i matti che pretendono di spiegare altri matti.
Un intento chiaro c’è, sembra di poterlo cogliere: screditare o meglio sputtanare il lavoro degli inquirenti di 17 anni fa, rendere manifesta la loro approssimazione e magari malizia: affiorano curiose, morbose sintonie tra ‘ste gemelle Cappa e qualche investigatore, sai che scoperta, ancora una volta, la zona grigia di chi si infiltra nella vanità dei frustrati, degli ambiziosi e i morti di fama per carpire, per capire quello che resta nell’ombra. E allora sotto con le fuoruscite di colloqui deliranti di 17 anni fa, per dire questi andavano a caso, siamo più bravi noi. Questi altri non vanno a caso? “Quel cretino lo incastreranno”. Ma se “quel cretino” di Stasi sta in galera da 16 anni vuol dire che lo hanno incastrato sul serio, che non lo meritava, o che lo hanno incastrato sapendo che il mostriciattolo era lui e ha avuto quel che gli spettava?
E nessuno, allo stato, può saperlo, nessuno può dirlo anche se ciascuno dice la sua. E già i giornali lanciano i sondaggi, scegli tu il tuo colpevole. Il verme stava nella mela ma adesso la mela è tutto un verme, la mela è il verme e il verme è un enorme serpente a forma di gossip. Se ne deduce l’ennesima conferma di una sensazione che avvolge tutti dalla prima ora: o questi vanno a caso, al buio, e alzano polvere, e buttano dentro tutto, o sanno ma non possono dire ancora e allora fanno casino, cercano di smuovere, di provocare reazioni, passi falsi. Stefania, intercettata, è un fiume in piena: “C’era il comandante Cassese — prosegue — e lui sa che io ho il carattere che veramente sputo sangue, e mi fa: bene Stefania. E io: bene un caz…”. Racconta di averlo affrontato: “Ho detto: io fino adesso ho collaborato con voi e… anche queste cose nuove… alla luce ehm…. delle indagini che… che secondo me saranno molto utili per inquadrare meglio il tutto di quello che è… non le ho mai… non le ho dette a nessuno, solo a mio padre, non sono neanche riuscita a dirle a Tizzoni, quindi io comunque sto collaborando nel pieno del silenzio delle indagini, non… non sono andata da nessun giorna… qualsiasi giornalista se dovessero chiamare se dico: guarda che mi hanno interrogata, mi becco un frac… almeno 50mila euro per andare a Matrix e centomila per andare a Porta a Porta!”.
Ch’io possa esser dannato se non ti amo, e se ci capisco un accidente. Va a finire che, per non sbagliare, ci stanno tutti dentro, il vecchio Stasi, il nuovo Sempio, le Cappa, il fratello, la combriccola, il frate trappista e l’avvocata di Sempio ex fidanzata del futuro monaco. Ma queste, sono parole… Anzi, sono segni, sono sogni, come quelli dell’avvocato Lovati con la sua maschera da Commedia umana.
Max Del Papa, 5 giugno 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


