Nel caso mediatico-giudiziario di Garlasco i colpi di scena si susseguono quasi a cadenza quotidiana. Tant’è che sembra spuntato dal nulla quello che è stato unanimemente battezzato dalla stampa come il “supertestimone”. Si tratta di un personaggio ancora ignoto il quale, secondo indiscrezioni di stampa, sosterrebbe di aver consegnato il famigerato scontrino del parcheggio di Vigevano alla famiglia di Andrea Sempio, trasformando il traballante alibi dell’indagato in un serio indizio di colpevolezza. Tant’è che, sebbene l’assenza di un alibi non dovrebbe in alcun modo rappresentare un sicuro indice di colpevolezza, se si scoprisse che la storia dello scontrino fosse stata costruita a tavolino, la posizione dell’amico di Marco Poggi si complicherebbe.
Sta di fatto che, strombazzando ai quattro venti l’arrivo dell’ennesimo “supertestimone”, con l’unico scopo di portare gli ascolti e le letture al proprio mulino, si realizza una operazione di massa particolarmente forviante a tutto danno di chi, in questo caso l’indagato Andrea Sempio, si trova nel bel mezzo del tritacarne mediatico-giudiziario.
In sostanza, attribuendo una valenza “super” ad una semplice testimonianza si ingenera nell’immaginario collettivo l’idea che la medesima testimonianza abbia il valore assoluto di verità rivelata. Si tratta, in altri termini, di un vezzo inqualificabile che cozza contro gli aspetti deontologici di una corretta informazione e che, occorre sottolineare, caratterizza spesso e volentieri anche i giornalisti e i conduttori del servizio pubblico televisivo.
A tale proposito, a beneficio di chi non stia seguendo il processo legato all’uccisione della povera Pierina Paganelli, che è solo in virtù – o sarebbe meglio dire a causa – di una “supertestimone” a scoppio molto ritardato (la donna cambiò improvvisamente versione dopo circa un anno e mezzo) che il metalmeccanico senegalese, Louis Dassilva, sta affrontando dal carcere il suo calvario giudiziario basato su nessuna prova degna di questo nome.
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Per quanto riguarda la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, per quanto finora emerso mi sembra di poter ragionevolmente sostenere che gli indizi a carico di Sempio siano più consistenti di quelli che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi. Ciononostante si tratta sempre di indizi e che essi, proprio per questo, difficilmente potrebbero determinare la condanna dell’attuale indagato oltre ogni ragionevole dubbio.
In questo senso, e qui mi taccio, sarebbe assai grave che per scagionare una persona condannata sulla base del nulla, se ne mandasse un’altra dietro le sbarre solo per dare un contentino a chi sbava per trovare un colpevole a tutti i costi.
C’è una frase espressa da uno dei protagonisti di uno dei più riusciti film noir di Hollywood degli anni ‘90, L.A. Confidential, che dovrebbe essere esposta in tutte le aule di giustizia: “Le prove, solo le prove!”
Claudio Romiti, 23 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


