
Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, continua a monopolizzare l’attenzione mediatica e ad alimentare dibattiti accesi. Le novità emerse recentemente riportano in primo piano non solo vecchie supposizioni, ma anche nuove possibili prove. Il DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima è al centro dell’incidente probatorio attualmente in corso: una scoperta che potrebbe aprire nuove piste investigative. La genetista Denise Albani, incaricata dall’autorità giudiziaria, sta analizzando i dati, che saranno confrontati con il profilo genetico dell’indagato Andrea Sempio. La conclusione di queste ricerche è fissata per l’udienza del 18 dicembre 2025.
Il ruolo della famiglia Sempio e le accuse contro il PM Venditti
Tra vecchie archiviazioni e nuove accuse, emergono sospetti di corruzione in atti giudiziari rivolti all’ex procuratore Mario Venditti. Un bigliettino trovato nella casa della famiglia Sempio, contenente la frase “Venditti gip archivia X 20.30 € euro”, è finito sotto la lente degli inquirenti. La Guardia di Finanza avrebbe accertato l’esistenza di bonifici da circa 43mila euro partiti dai conti degli zii di Andrea Sempio e finiti nel conto del papà Giuseppe, poi utilizzati per pagare chissà cosa. L’ipotesi investigativa suggerisce che una parte di quei soldi potrebbe essere stata destinata a corrompere l’ex procuratore Venditti. Nel decreto di perquisizione firmato dal pm di Brescia, Claudia Moregola e dal procuratore Francesco Prete, si legge che gli accertamenti della GdF “hanno fatto emergere una serie di movimentazioni anomale” tra il dicembre 2016 e il giugno 2017: “Le zie paterne di Sempio Andrea, ossia Sempio Ivana e Sempio Silvia Maria, hanno emesso assegni per complessivi 43.000 euro a favore del fratello Sempio Giuseppe; nel medesimo periodo, Sempio Giuseppe e Sempio Andrea hanno effettuato prelievi in contanti per 35.000 euro – del tutto incongrui rispetto alle loro ordinarie movimentazioni bancarie – e Sempio Giuseppe ha versato a Sempio Patrizio un assegno da 5.000 euro, subito prelevati in contanti”.
I diretti interessati, sentiti in procura per oltre 7 ore, hanno spiegato che quei soldi con ogni probabilità sono serviti a pagare gli avvocati. E forse qualche marca da bollo. Di certo non i procuratori. La madre di Andrea Sempio è sicura di aver visto il pm Venditti “una sola volta, insieme al marito, quando siamo stati chiamati nel 2017 e basta. Non lo conosciamo personalmente e nessuno della famiglia ha mai dato una lira al dottor Venditti”. E ancora: “Sono stanca di sentire tutto quello che viene detto adesso. Mi fa schifo che delle intercettazioni di una famiglia che sta parlando dei cavoli suoi in macchina vengano rese pubbliche. Non ce la facciamo più e questa accusa che anche oggi ci viene fatta d’aver corrotto il dottor Venditti è una grandissima cavolata che verrà smentita come tutte le altre cose che sono state dette finora”.
Sui soldi arrivati dalla famiglia al padre dell”attuale indagato, anche chi ha fatto quei prestiti ha qualcosa da dire. “Ho fatto un prestito a mio fratello. Non avrei dovuto? Di quei soldi non so nulla. Non ho idea del motivo per cui gli servivano. E comunque era un aiuto che non gli potevo negare. Me li ha restituiti. Per me si è chiusa così”, dice al Giorno lo zio Patrizio Sempio. “Mio fratello mi ha chiesto di fargli un favore. Quando mi hanno interrogato a Voghera mi hanno domandato: ‘Ma lei, dà soldi a suo fratello e non sa per che cosa?’ Sono affari suoi, di mio fratello. Se me li restituisce il giorno dopo o sei mesi dopo non fa niente. Non so a chi li ha dati, se ha comprato immobili o una macchina. Comunque, alla fine i soldi me li ha ridati”.
Anche il legale della famiglia Sempio, Massimo Lovati, ha definito la vicenda una barzelletta: “Quel pizzino fa ridere i polli – ha detto – Non ha alcuna rilevanza, quel denaro in prestito non c’entra con la corruzione, ma serviva per pagare le spese legali, come hanno spiegato. Eravamo tre avvocati, più il genetista, probabilmente si sono fatti aiutare. Il problema è che qui c’è una caccia alle streghe. Figuriamoci se un procuratore si fa corrompere per quella cifra e per una causa vinta in partenza”.
DNA, impronte e analisi tecniche: cosa dicono gli esperti
Il DNA ritrovato sulle unghie di Chiara Poggi, indicato come traccia mista, sembra adesso valido per i confronti genetici. Questo cambia lo scenario rispetto al passato, quando il perito Francesco De Stefano, durante il processo di appello bis, aveva dichiarato i dati genetici inutilizzabili. Diversi genetisti — tra cui Ugo Ricci e Marzio Capra — stanno lavorando ai nuovi accertamenti. Ricci ribadisce che la validità degli aplotipi Y è confermata da molteplici analisi, contrariamente a quanto affermato da De Stefano in passato.
Altri elementi sotto analisi includono impronte digitali ritrovate su sacchetti presenti sulla scena del crimine. Tuttavia, non sono emerse finora tracce valide di DNA in queste impronte. Resta da chiarire il ruolo dei fogli di acetato esaminati dai periti specializzati.
Alberto Stasi, la difesa punta alla revisione del processo
Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel caso, ha chiesto la revisione del processo. La sua avvocata, Giada Bocellari, dichiara che l’obiettivo è ottenere una piena assoluzione, dimostrando che Stasi non ha alcuna responsabilità nel delitto. La strategia della difesa si basa sulle indagini in corso su Andrea Sempio e sull’accusa di corruzione al procuratore Venditti, ritenuta sconcertante dalla legale. Bocellari insiste sul fatto che Stasi e Sempio non si siano mai incontrati. La revisione, se accolta, potrebbe rappresentare una svolta decisiva in una vicenda giudiziaria lunga 18 anni.
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