Garlasco, perché cerchiamo per forza un mostro

Riccardo Manzotti, filosofo e professore di filosofia teoretica alla Iulm di Milano: "Stasi e Sempio sono due esempi perfetti"

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Sempio Stasi Garlasco

Intervista a Riccardo Manzotti, filosofo e professore di filosofia teoretica alla Iulm di Milano sul caso di Garlasco.

Professore, in queste settimane abbiamo più volte sottolineato come – la nuova indagine sull’omicidio di Garlasco – rischia di generare un’altra mostrificazione: ieri Stasi, oggi Sempio. Avverte questo pericolo?

Il ruolo del mostro, prima del cattivo, è quello di essere mostrato, per purificare e emendare quelli a cui viene esibito. Perché in questo modo il popolo si sente purificato. Il mostro serve a farci sentire persone migliori. Ed è il motivo per cui fino all’800 tutte le esecuzioni venivano fatte in pubblico, perché il reo veniva presentato con i connotati mostruosi. Per questo Stasi ieri, e Sempio oggi, sono i due mostri perfetti.

Perché secondo lei – a distanza di 18 anni – questa storia continua a suscitare ancora grande interesse?

Perché questa di Garlasco è una storia rimasta razionalmente non risolta. Nonostante ci sia stata una sentenza definitiva di condanna, la gente da sempre percepisce che ci sia qualcosa che non torna fino in fondo. Noi tutti abbiamo un pensiero cognitivo di completare la realtà. Cerchiamo di dare un senso a tutto, abbiamo questo bisogno fortissimo di completare e unire tutti i puntini e quando questi puntini restano aperti, allora in noi si crea una ferita, c’è la sconfitta della ragione.

Quali sono i puntini mancanti in questa storia che la gente non riesce ad accettare e vorrebbe unire?

Sicuramente il fatto che sia stata aperta una nuova indagine è l’elemento che fa sì che questa storia continui ad essere viva e generi grande interesse. Poi c’è il puntino determinante: l’assenza di un movente nell’uccisione di Chiara. Il movente è la necessità della volontà. Non sapere il fine che ha mosso un’azione è per tutti noi un abisso. Il movente è ciò che siamo. Noi conosciamo una persona quando conosciamo gli scopi e i fini delle sue azioni, non sapendolo non riusciamo a capire chi è davvero Alberto Stasi. Sicuramente c’è stato un colpevole ma è un colpevole che non vediamo fino in fondo. Sulla carta abbiamo un colpevole ma non siamo certi che sia realmente lui.

Guarda l’intervista integrale su Quarta Repubblica.

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