Cronaca

Garlasco, quel groviglio di oscuri interessi

Quello che sta emergendo in modo sempre più chiaro è il verminaio all'interno della procura di Pavia

Sempio stasi chiara poggi garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il caso paradigmatico di Garlasco, che potrebbe demolire la propensione del nostro sistema giudiziario ad imbastire processi indiziari, ogni giorno ci riserva nuove scoperte ed episodi abbastanza sconcertanti. Infatti, il giorno stesso in cui la dottoressa Albani, perito del Tribunale, ha svelato che il Dna rinvenuto sulle unghie della povera Chiara Poggi appartiene quasi certamente alla linea paterna di Andrea Sempio, Domenico Aiello, avvocato dell’ex procuratore Venditti, indagato per corruzione, ha sparato a palle incatenate contro i responsabili della nuova inchiesta e contro l’avvocato De Rensis, dando ad intendere che ci sarebbe stato un accordo preventivo tra la difesa di Stasi e la Procura di Pavia.

Queste le pesantissime parole che Aiello ha pronunciato a un giornalista di Mattino Cinque, in onda su Canale 5, in diretta televisiva in merito all’attuale indagine: “È una farsa. Il procuratore di Pavia stia violando il giudicato in ogni forma“, puntando il dito contro l’intero impianto dell’inchiesta riaperta. Il fatto che la sentenza di condanna di Stasi abbia valutato le piste alternative – ha aggiunto il legale -, e che si stia facendo un’indagine al costo di un contribuente per un interesse privato di un assassino. Adesso era Venditti che era corrotto, domani sarà un altro. C’è stato un colloquio riservatissimo tra il nuovo difensore di Stasi e il procuratore, bene, che lo dicessero, perché mi pare che da questo colloquio segretissimo sia emerso qualcosa”.

Infine, oltre a puntare il dito contro chi starebbe operando per tutelare gli interessi privati di qualcuno, il legale ha sostenuto che finché c’è una sentenza passata in giudicato non si dovrebbe assolutamente iniziare una nuova indagine. A tale proposito, nel corso di Ignoto X, condotto su La7 da Giuseppe Rinaldi, l’avvocato De Rensis ha molto opportunamente ricordato ad Aiello che anche quando il suo attuale assistito aprì l’indagine per omicidio contro Sempio la sentenza di condanna ai danni di Stasi era passata in giudicato, cogliendo chiaramente in castagna il suo agguerrito interlocutore. In precedenza, lo stesso De Rensis , ospite di Mattino Cinque, aveva duramente ribattuto alle insinuazioni di Aiello: “Stavolta non si passa in cavalleria – ha esordito il difensore di Stasi – Ogni qual volta io sono andato al colloquio col procuratore Napoleone, sono sempre stati presenti dei suoi sostituti, invito la procura di Pavia ha visionare i filmati: io non ho mai colloquiato da solo col procuratore Napoleone, i colloqui sono sempre avvenuti alla presenza di altri magistrati della procura, insieme alla mia collega Bocellari”.

Ora, ciò che sta emergendo in modo sempre più chiaro, mentre sembrano procedere con passo sicuro le due inchieste in qualche modo collegate – quella di Pavia e quella Brescia – , è un quasi inestricabile groviglio di oscuri interessi che, con tutta probabilità, determinarono in qualche modo la controversa condanna di Alberto Stasi, all’epoca individuato come il colpevole perfetto. Se così non fosse, come si potrebbe spiegare il grande nervosismo che si sta diffondendo nel campo dei colpevolisti e di chi in questi anni sembra aver chiuso tutte e due gli occhi di fronte ai tanti fenomeni strani che hanno accompagnato questa surreale vicenda giudiziaria?

Personalmente continuo a sostenere l’innocenza fino a prova contraria di Andrea Sempio, sebbene gli indizi che si stanno accumulando a suo carico non sono da prendere sotto gamba. Tuttavia, a prescindere dall’esito di un suo eventuale rinvio a giudizio, mi sembra evidente che l’attuale indagine stia portando alla luce le indiscutibili e colossali falle della sentenza che ha spedito in galera il “biondino dagli occhi di ghiaccio”. E questo, in un Paese in testa al campionato delle ingiuste detenzioni – ben 31.900 casi dal 1991 al 2024 – non è poca roba.

Claudio Romiti, 5 dicembre 2025

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