Cronaca

Garlasco, quelle strane manovre per boicottare l’indagine

Andrea Sempio e Alberto Stasi a Garlasco Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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In merito al caso di Garlasco, c’è un passaggio della corposa relazione finale dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Milano che, se fosse confermato, darebbe forza ad una diffusa opinione secondo la quale si sarebbe mosso un vero e proprio sistema per bloccare la nuova indagine. Ciò emergerebbe, come riporta un articolo de il Giornale da alcune intercettazioni ambientali effettuate nei riguardi della famiglia Poggi.

In particolare, dopo aver rivelato “una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio” – oltre ad serie di discrepanze nelle varie dichiarazioni rilasciate nel tempo agli inquirenti da Marco Poggi -, i militari hanno sottolineato una conversazione in cui viene addirittura evocata la dottoressa Laura Barbaini, ex procuratore generale aggiunto, che sostenne l’accusa contro Alberto Stasi nel processo di Appello bis, nel quale quest’ultimo venne condannato a16 anni di carcere.

I carabinieri scrivono che “a poco più di un mese dalla riapertura delle indagini la preoccupazione della difesa dei Poggi, espressa testualmente dalle parole della famiglia, è quella di trovare un modo per bloccare l’indagine”. Ed è qui, come riporta l’articolo, che i carabinieri sganciano la bomba e scrivono che – in questo passaggio – “si introduce un altro dato importante: questa via, infatti, sarebbe stata indicata agli avvocati dei Poggi – proseguono gli investigatori – (ndr. a detta di questi ultimi) dalla d.ssa Laura Barbaini. Sarebbe stata quest’ultima, infatti, a suggerire di far intervenire formalmente la Procura Generale di Milano, quasi ad ipotizzare un potere censorio sulla legittima attività dell’autorità giudiziaria di Pavia”.

Ebbene, a prescindere dai presunti consigli espressi dall’ex altro magistrato ai Poggi, ciò emerge chiaramente da parte di costoro una totale chiusura aprioristica nei riguardi di ciò che sta portanto avanti la Procura di Pavia. Tant’è che, come riporta l’informativa in oggetto, già appena dopo un mese dall’inizio dell’indagine, senza nemmeno aspettare gli esiti dei primi riscontri degli inquirenti, i familiari della vittima sembra che cercassero una strada per fermarla. In questo senso, occorre aggiungere per corroborare la teoria del sistema ostile, sin dall’inizio si è cercato in ogni modo, anche attraverso la diffusione di infamanti insinuazioni sui legali dell’attuale condannato e su alcuni giornalisti “rei” di sostenere l’innocenza di Stasi. Tra presunte relazioni tra un legale e un carabiniere dello stesso Nucleo investigativo, audio rubati onde dimostrare che la nuova indagine sarebbe stata eterodiretta o tutta una serie di consulenze, alcune della quali rese gratuitamente, per dimostrare l’arci-colpevolezza del “Biondino dagli occhi di ghiaccio”, pare che si sia creato un fronte compatto di irriducibili colpevolisti i quali, per i più svariati motivi, hanno trovato un formidabile punto di convergenza nel sostenere costi quel costi la sempre meno attendibile sentenza passata in giudicato.

Claudio Romiti, 11 maggio 2026

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