Cronaca

Ma chi difende d’ufficio Sempio lo fa per un altro motivo (c’entra Stasi)

E Selvaggia Lucarelli attacca frontalmente la Procura di Pavia che indaga sul delitto di Garlasco

Garlasco sempio e stasi Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Malgrado le ultime, clamorose novità del caso di Garlasco, gli accaniti tifosi della colpevolezza di Alberto Stasi, messa in forte discussione della nuova indagine, hanno rinserrato le fila e contrattaccato in modo a dir poco scomposto. È un mio quasi granitico convincimento che costoro sostengano a spada tratta la difesa d’ufficio di Andrea Sempio non perché ne siano intimamente persuasi, bensì per avvalorare la montagna di imperdonabili suggestioni con chi costoro hanno mediaticamente massacrato per anni il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”. Lo hanno fatto e lo continuano a fare leggendo i pochi e labili indizi con cui egli è stato condannato tutti a senso unico.

Tra questi personaggi spicca in questi giorni Selvaggia Lucarelli, quella che ha più volte sostenuto che, malgrado fosse convinta al 99% che Stasi fosse colpevole, nei panni di un giudice popolare lo avrebbe assolto in forza di quell’1 per cento di incertezza. Ma oggi la storica collaboratrice di uno dei più forcaioli giornali del Paese non mostra alcun dubbio nel bollare con parole molto pesanti il lavoro certosino portato avanti dalla Procura del dottor Fabio Napoleone.

Questo, come riportato da molti giornali, un passaggio della sua reprimenda pubblicata sui social in merito all’ultima, e per molti, rilevante intercettazione dell’attuale indagato: “Quindi se ho capito bene Sempio – ha scritto Selvaggia Lucarelli -, già intercettato tramite cimici in macchina 10 anni prima, ad aprile 2025 (sapendo delle nuove indagini su di lui) sale in macchina e confessa a se stesso di essere l’assassino, ovviamente sperando che lo sentano forte e chiaro. Pure perculando la vittima di cui imitava ridicolmente la voce. In pratica il killer più psicopatico e scemo della storia del crimine. Ma soprattutto – ha proseguito -, se in macchina Sempio dice che aveva tentato un approccio e Chiara gli aveva detto che non voleva saperne di lui, perché lei gli apre la porta in pigiama quella mattina? E lui come sapeva che Stasi non fosse con Chiara!? Comunque. Se la prova del movente sessuale è questa e il soliloquio è cristallino e inequivocabile, che lo arrestino. Anzi, sono intercettazioni di un anno fa, perché aspettano così tanto? E perché lo convocano? Non c’è nulla da spiegare. Se invece, come qualcuno dice, non è una auto-confessione suicida, ma sono vocine che Sempio fa nel ripetere e perculare le prime argomentazioni dell’epoca contro di lui, è una mossa sempre più spaventosamente disonesta. Come tutto quello a cui abbiamo assistito fino ad ora”.

Avete capito? Tutto quello a cui abbiamo assistito fino ad ora sarebbe profondamente disonesto. Non, quindi, la lunga gogna mediatica, a cui anche la nostra eroina ha dato il suo contributo, che ha dovuto subire Alberto Stasi, pur essendo stato assolto per ben due volte, nel corso degli anni, nei quali è stato crocifisso sulla base di elementi privi di alcuna consistenza logica.

Inoltre, sebbene, come ho già avuto modo di sostenere, gli imbarazzanti post che egli pubblicò per anni in forum di seduzione non dimostrano la sua colpevolezza – possono solo servire eventualmente a corroborare un quadro accusatorio molto solido -, soprattutto quando Sempio esprime una sorta di apologia dello stupro, vorrei porre la seguente domanda alla Lucarelli e alle sue numerose amiche che si battono contro il cosiddetto patriarcato: “se Stasi avesse pubblicato o solo esternato, anche solo velatamente, simili concetti, oggi usereste la medesima indulgenza che state dimostrando nei riguardi di Sempio”?

Perché anche sui medesimi post Lucarelli ha preso una decisa posizione, avendo chiesto una esperta di cultura digitale (branca della tuttologia che mi mancava), la quale avrebbe dimostrato che questi contenuti sarebbero una bufala, come messo nero su bianco in un altro post dalla Lucarelli.

Anche nei riguardi della nostra eroina mi permetto di rivolgere lo stesso spassionato consiglio che ho espresso più volte nei confronti della sua amica Roberta Bruzzone: su questo caso paradigmatico, in cui forse assisteremo al miracolo di una giustizia che riesce a compiere coi fatti una profonda autocritica, sarebbe il caso di sospendere il giudizio in attesa dei prossimi sviluppi della intricata vicenda, evitando qualsiasi tentativo di condizionare con le bubbole l’opinione pubblica, oramai sempre più convinta che sia stato commesso un grave errore giudiziario.

Claudio Romiti, 8 maggio 2026

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