Molto brevemente, in attesa che la Procura di Pavia ci sveli le sue carte, c’è grande fibrillazione tra i vari schieramenti in campo: colpevolisti irriducibili nei riguardi di Alberto Stasi e colpevolisti di nuova generazione nei confronti di Andrea Sempio, oggetto di una pesantissima accusa da parte della stessa Procura. In mezzo, in cui sicuramente si trova questo giornale, una esigua ridotta di garantisti che esortano tutti ad essere cauti, evitando di ripetere l’orrenda gogna a cui l’attuale condannato è stato sottoposto per anni, anche quando era stato assolto per ben due volte consecutive.
E quando la partigianeria obnubila le menti accade che si perda completamente quel minimo di lucidità che, soprattutto quando chi lo fa esercita un qualche ruolo nell’informazione, porta poi a cadere in una successione di grossolane contraddizioni.
E’ questo il caso di alcuni opinionisti, i quali continuano a parlare delle sentenze passate in giudicato come se fosse il Vangelo, che dopo la pubblicazione dell’atto di accusa contro Sempio hanno quasi all’unisono sostenuto che tale atto di accusa, in cui Sempio viene indicato come unico colpevole dell’efferato omicidio, “avrebbe spazzato via” tutte le suggestioni che vedevano la presenza di più persone nella villetta dei Poggi.
Si tratta degli stessi commentatori che, nel contempo, ripetono come un disco rotto una famosa frase attribuita al grande Gino Bartali, secondo cui la nuova indagine “l’è tutta sbagliata, l’è tutta da rifare”, prendendo evidentemente per buono ciò che fa loro comodo, ossia un atto di incolpazione assolutamente provvisorio e che non nega e né afferma la possibilità che in quel tragico 13 agosto del 2007 dentro casa Poggi vi fosse la presenza di più soggetti.
Ma al di là di tutto, a beneficio degli oltranzisti delle due fazioni, credo che sia necessario ribadire il seguente concetto: per arrivare alla sacrosanta revisione della condanna di Alberto Stasi non è assolutamente necessario trovare un altro “mostro” da sbattere in prima pagina. Tutte le persone perbene e di sani principi si augurano che alla fine si trovi il vero colpevole, considerando che quello individuato dalla giustizia italiana, a mio modesto parere, non doveva nemmeno essere rinviato a giudizio.
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Quindi, dato che non ci troviamo in un tragico gioco delle tre carte, non dovremmo puntare il dito contro Sempio solo come conseguenza del fatto che gli elementi oramai acquisiti dimostrerebbero che l’ex fidanzato della vittima non poteva ucciderla in quei risicatissimi 23 minuti, 14/15 se togliamo il ritorno a casa con una bicicletta che egli non ha mai avuto.
Che Stasi sia vittima di un colossale errore giudiziario mi sembra molto plausibile, mentre per ciò che concerne la posizione di Sempio, la prudenza ci esorta ad aspettare i prossimi eventi con atteggiamento sempre critico a 360 gradi.
Claudio Romiti, 5 maggio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


