Garlasco, sugli audio la Bruzzone sta andando a sbattere

Dagli studi tv ai retroscena privati, emergono versioni opposte su audio, pressioni e presunte manipolazioni

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BRUZZONE Garlasco

Venerdì scorso c’è stato un indiretto botta e risposta tra l’avvocato Antonio De Rensis, ospite di una puntata speciale di Ore 14 sera, in onda su Rai2, e Roberta Bruzzone, presente in collegamento video a Quarto Grado, condotto su Rete4 da Gianluigi Nuzzi. Ora, prima di entrare molto sinteticamente nel tema del contendere, personalmente sono convinto che l’evidente tentativo della criminologa televisiva di contrastare in ogni modo la nuova indagine sul delitto di Garlasco rischi fortemente di distruggerne del tutto la già intaccata popolarità.

Ma tant’è. Dopo aver quanto meno sostenuto Chiara Ingrosso, la giornalista che ha collaborato con Salvo Sottile, conduttore di un talk di Rai3, in una, a mio avviso, dissennata iniziativa legata ai famosi audio, che la stessa Bruzzone considera estremamente compromettenti, quest’ultima ha rincarato la dose, terminando il suo intervento a Quarto Grado con queste parole: “Ci sono dei passaggi, come ho sempre detto, significativi che possono sicuramente sollevare anche questioni penalmente rilevanti – ha affermato la criminologa ligure – questo sarà oggetto di valutazione di un magistrato di rango superiore che in questo momento ha sulla scrivania tutto l’incartamento con i vari allegati”.

In sostanza, la Bruzzone continua a sostenere la teoria di una regia, a questo punto non più occulta, di cui, oltre a De Rensis, farebbe parte anche Alessandro De Giuseppe de Le Iene. Regia che sarebbe stata in grado di influenzare fortemente i media e addirittura le scelte investigative della Procura di Pavia. Si tratta, per chi scrive, di pura fantascienza, abbastanza lesiva per gli attuali inquirenti e per tutti coloro che si battono da anni per ristabilire la verità dei fatti, che si commenta da sola. Nel mentre, l’avvocato di Alberto Stasi, mostrando un cellulare nel quale, ha affermato, ci sarebbero le prove di un vero e proprio agguato ai suoi danni, orchestrato da – testualmente – un serpente che il nostro ha tenuto a sottolineare essere intenzionato a portare allo scoperto, utilizzando i metodi legali del caso. Ogni riferimento, evidentemente, non sembra affatto casuale.

Inoltre, e qui viene veramente il bello se ciò che ha raccontato De Rensis dovesse rispondere al vero. In poche parole, il brillante avvocato ha elencato i passaggi che hanno caratterizzato i suoi contatti con la Ingrosso. In primis, la giornalista, ai tempi della collaborazione con il conduttore di FarWest, lo avrebbe tampinato in modo quasi ossessivo, utilizzando – parole di De Rensis – un piglio molto aggressivo. Dopodiché, una volta che il legale di Stasi ha iniziato a partecipare al medesimo programma di Rai3, e dopo un incontro fortuito con la giornalista su un treno, i rapporti tra i due si sono apparentemente normalizzati. Da quel momento, sempre secondo la narrazione di De Rensis esposta da Milo Infante, la Ingrosso ha cominciato a tempestarlo di messaggi sul cellulare, messaggi a cui lo stesso non avrebbe mai risposto.

In questa unilaterale corrispondenza, sempre secondo l’avvocato, la Ingrosso lo ha spesso definito “cucciolo”. Ma non basta: De Rensis, ribadendo di avere le prove di tutto ciò, ha anche aggiunto che una volta la Ingrosso gli ha chiesto – probabilmente sopravvalutando enormemente il potere del suo interlocutore – di intercedere in suo favore nei riguardi di una ben nota conduttrice televisiva di nome Federica. Dopodiché, siamo al 22 gennaio scorso: la Ingrosso lo convince a vedersi per una cena in un noto ristorante milanese, con lo scopo dichiarato di parlare di questioni giornalistiche, tra cui anche il tema di Garlasco. Ed è qui che, a sua insaputa, l’inviata di Rai3 registra la relativa conversazione. Roba da 007, insomma. Da quel momento, sempre secondo De Rensis, la giornalista sparisce completamente dai suoi radar.

Ebbene, se quanto affermato da De Rensis fosse comprovato da riscontri oggettivi, al netto degli eventuali contraccolpi giudiziari della surreale iniziativa degli audio carpiti in un luogo pubblico, pare evidente che Chiara Ingrosso si sia prestata a un’operazione che, quanto meno, le provocherà un danno quasi irreparabile per la sua carriera di cronista televisiva. Personalmente, e dalle parole espresse anche da De Rensis sembra abbastanza in linea col mio pensiero, credo che la giornalista sia stata oggetto di una sorta di manipolazione e che, per questo, alla fine ella rischi di trasformarsi nella vera vittima di questo inverosimile pasticcio “investigativo”. Pasticcio investigativo che, come molti osservatori pensano, non sposterà di una virgola la ferma determinazione del procuratore Fabio Napoleone e dei suoi uomini di arrivare fino in fondo alla loro indagine.

Claudio Romiti, 26 aprile 2026

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