Personalmente credo, per come si stanno mettendo le cose sul caso di Garlasco, che l’esposto presentato dalla famiglia Cappa contro l’avvocato Antonio De Rensis e altre due persone, potrebbe trasformarsi in un clamoroso boomerang non solo per chi lo ha presentato, ma anche per tutti coloro i quali lo hanno cavalcato mediaticamente in questi ultimi mesi.
Nel corso della prima puntata di Verità nascoste – Il diario, condotte su Canale5 da Milo Infante, al debutto sui canali Mediaset, è stato finalmente svelato il testo di tale esposto, che tanto aveva fatto discutere in precedenza. Secondo quanto è scritto nel documento, la famiglia Cappa sarebbe “stata destinataria di una sistematica coordinata e preordinata esposizione mediatica che appare come l’esito di una condotta consapevolmente orchestrata”. L’atto, secondo quanto riporta il conduttore, “punta il dito contro l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto. I tre, secondo quanto riportato, avrebbero agito in concorso fra di loro per sostenere la tesi dell’innocenza di Alberto Stasi e per indirizzare l’attenzione investigativa verso soggetti estranei ai fatti, ovvero la famiglia Cappa, e per farlo si sarebbero serviti del cosiddetto super testimone Gianni Bruscagin”.
Dopodiché Infante affronta insieme agli ospiti un aspetto dell’esposto che desta ancora molte domande. In estrema sintesi, sembra che fino all’8 luglio del 2022 pochissime persone sapessero che De Rensis fosse entrato nel pool difensivo di Alberto Stasi, giorno in cui, dopo vari tentativi tutti rigettati dalla vecchia Procura di Pavia, quest’ultimo riuscì ad ottenere l’autorizzazione per la consegna dei cd contenenti le intercettazioni relative alla prima indagine a carico di Andrea Sempio. Consegna che avvenne materialmente dopo cinque giorni.
Così racconta i fatti lo stesso De Rensis presente in studio: “Il 13 luglio 2022 io vado a ritirare i cd intorno alle 13.30”, ha spiegato. De Rensis ha quindi raccontato che, nel pomeriggio del 13 luglio, l’avvocato Cappa avrebbe contattato il suo studio: “L’avvocato Cappa intorno alle 18.40 circa chiama il mio studio e parla con due avvocati del mio studio, di cui una l’avvocato Grandi, che lavora con me da 24 anni e che dirige le operazioni dei nostri studi, per invitarmi a un progetto di prestigiosi convegni sul diritto sportivo come relatore”. Il legale ha poi precisato di non sapere, in quel momento, che l’avvocato Cappa fosse già a conoscenza del suo incarico come difensore di Stasi: “Ovviamente il sottoscritto si è negato per motivi di opportunità, saputo che dall’altro capo della cornetta c’era l’avvocato Cappa. Ma il sottoscritto non sapeva che l’avvocato Cappa già da 5 giorni sapeva che ero l’avvocato di Stasi. Altrimenti gli avrei detto: come si permette di chiamare l’avvocato dell’assassino di sua cugina? Lei chiama me per dei convegni al Coni con tutti gli avvocati sportivi che ci sono?”.
La ricostruzione, come evidenzia la trasmissione, l’8 luglio 2022 sarebbe il giorno in cui Stefania Cappa dichiara di aver saputo da suo cugino Paolo Reale, consulente della famiglia Poggi, che De Rensis avrebbe fatto parte del gruppo legale di Stasi. Nel corso di quella stessa telefonata, secondo quanto riportato, Reale riferiva che l’avvocato Tizzoni era venuto a conoscenza di una possibile ricostruzione dei fatti, appositamente predisposta dall’avvocato De Rensis in concorso con l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe, al fine di sottoporla alla Procura di Pavia. È proprio a partire da questa informazione che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, Stefania Cappa individua l’origine di quella che definisce una presunta “regia” ai danni della propria famiglia.
E proprio l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, chiamato in causa nel programma, ha inviato una lunga nota alla redazione delle Verità nascoste – Il diario, in cui sostiene “che è stata offerta una rappresentazione parziale della vicenda”, pur ammettendo che “il fatto in se è vero” , ma che non sarebbe stato maliziosamente collocato nel giusto contesto. Tizzoni, inoltre, precisa di essere a conoscenza della nomina di De Rensis “già la sera del 24 maggio 2022, subito dopo la trasmissione di una puntata de Le Iene sul caso Garlasco, da fonti giornalistiche che ci si riserva di indicare nelle sedi opportune”
Comunque sia, al di là della stranezza dell’episodio, la domanda che noi semplici osservatori ci poniamo è la seguente: per quale motivo De Rensis, dopo essere stato elevato al ruolo di relatore di prestigiosi convegni sul diritto sportivo, è poi divenuto oggetto di rilievi così infamanti? Ma non è finita, nell’esposto assume un ruolo di protagonista la criminologa Roberta Bruzzone la quale, sempre secondo l’esposto, sentita come testimone, dichiara che a margine di un dibattito televisivo condotto dallo stesso Infante e in presenza di quest’ultimo “De Rensis si lasciò ad affermazioni estremamente gravi nei confronti di Stefania Cappa, arrivando a prospettare una propria ricostruzione dei fatti secondo la quale Stefania Cappa avrebbe avuto un ruolo di regia nell’aggressione mortale subìta da Chiara Poggi”.
“Ora per quel che mi riguarda – precisa in diretta il conduttore – in tutta onestà, io ricordo la presenza della dottoressa Bruzzone, ricordo la presenza dell’avvocato De Rensis, non ricordo che l’avvocato De Rensis abbia mai detto in mia presenza ‘per me è stata Stefania Cappa”. Immediata la risposta dell’avvocato: “Non lo ricordo ovviamente perché non è vero, e voglio dire a tutti i nostri telespettatori che ci seguono con grande affetto, che io alla dottoressa Bruzzone non racconterei neanche che gelato ho mangiato ieri.”
In conclusione, in primis non si capisce la ragione che abbia spinto la famiglia Cappa a prendere tale iniziativa, unitamente ad un centinaio di querele presentate contro svariati soggetti che ruotano intorno al caso di Garlasco, quando nessuno dei suoi membri risulta minimamente sfiorato dalla nuova indagine. In seconda istanza, appare altrettanto incomprensibile il comportamento della criminologa Bruzzone, legittimamente colpevolista nei confronti di Stasi, ma che in questo caso, visto che il conduttore televisivo chiamato in causa, smentisce categoricamente quanto da lei dichiarato in un atto pubblico, potrebbe aver commesso un clamoroso autogol.
Infatti, oltre al rischio di incorrere in evidenti contraccolpi giudiziari (a tale proposito pare che tra qualche settimana la Bruzzone dovrà rispondere in sede civile, insieme ad altri personaggi, di alcuni rilievi mossi alla popolare youtuber Bugalalla, al secolo Francesca Bugamelli, da quest’ultima ritenuti estremamente diffamatori), sembra prospettarsi un pesantissimo danno reputazionale. Danno che nessun eventuale risarcimento pecuniario sarà mai sufficiente a sanare.
Claudio Romiti, 25 agosto 2026
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