Cronaca

Garlasco, tutte le ombre che deve spiegarci Garofano

Dalle analisi del Dna alle relazioni investigative, le contestazioni e gli interrogativi sul lavoro del reparto scientifico

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Ciò che sta emergendo riguardo alle indagini condotte dal Ris di Parma nel 2007-2008 non può che mettere in primo piano le eventuali responsabilità di chi all’epoca comandava questo reparto d’élite dei Carabinieri: il generale Garofano, allora colonnello. In primo luogo, ciò si deduce dai resoconti dei suoi sottoposti, in particolare del suo vice, il colonnello Marco Pizzamiglio, che, ascoltato come testimone dai magistrati di Pavia, non ha fatto sconti al suo antico superiore.

Il suo racconto parte da quel fatidico 13 agosto, giorno in cui la povera Chiara Poggi fu barbaramente uccisa. Pizzamiglio era l’unico al posto di comando, dato che Garofano si trovava in vacanza in Brasile. Fu proprio lui ad andare a effettuare il primo sopralluogo nella villetta della famiglia Poggi. «Garofano era in vacanza in Brasile – spiega Pizzamiglio –. C’era poco personale. Quando siamo arrivati c’era tantissimo sangue, ma non abbiamo potuto fare subito il sopralluogo perché non eravamo attrezzati».

Fu lo stesso colonnello a segnalare alla Procura il nome di Marino come consulente. Ma, a quanto pare, questo a Garofano non piacque affatto. Tornato dal Brasile, ha dichiarato il militare, «egli ha voluto disfare tutta questa cosa qua… ha riorganizzato… Ma lui lo faceva sempre, ogni volta che tornava doveva far vedere che era lui il comandante e quindi doveva far vedere che lui lo faceva meglio. So che è venuto (sul luogo del delitto, ndr) a fare un altro sopralluogo, ma non so se l’aveva concordato con la pm…».

E ancora: «Garofano non voleva che Marino e Mattei facessero i consulenti. Credo perché lo volesse fare lui, però… mentre Marino ha un’eccellente esperienza pratica, Garofano non ce l’ha, non ce l’ha mai avuta. È un eccellente, diciamo, coordinatore… ma l’esperienza pratica non ce l’ha». Tuttavia, a conferma del racconto del suo sottoposto, va ricordato che tutte le relazioni inviate al pm riportano la firma di Garofano, comprese quelle oggi finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, concernenti le analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Inoltre, sempre agli atti risulta che l’ufficiale romano tentò, senza successo, per ben due volte di ottenere l’autorizzazione dalla pm Rosa Muscio a entrare nel luogo del delitto come osservatore. Tuttavia, anche qui entriamo in un’altra zona misteriosa: pare che in qualche modo Garofano fosse riuscito a superare l’ostacolo, come dimostrerebbero alcune foto che lo ritraggono, con tanto di mascherina e bardatura, all’interno della villetta di via Pascoli.

Ebbene, se gli equilibri all’interno del Ris di Parma erano quelli descritti da Pizzamiglio, con un Garofano presunto deus ex machina, una domanda sorge spontanea: quanto era responsabile delle gravissime omissioni che, per quanto sappiamo, sarebbero ampiamente documentate nelle carte e confermate dalle testimonianze di alcuni ufficiali posti al suo comando? Lo stesso colonnello Alberto Marino, all’epoca capitano, in mezzo ai suoi tanti «non ricordo», ha comunque detto agli inquirenti che «presume» di aver comunicato a Garofano gli esiti delle due controanalisi negative – che, secondo quanto riportato, sarebbero rimaste occultate per ben 18 anni – sul Dna rinvenuto sui pedali della citata bicicletta.

Ma allora, se il capo del Ris di Parma, in quel periodo storico celebrato come una sorta di divinità scientifica, aveva realmente il pieno controllo di tutto ciò che veniva effettuato dai suoi uomini, come è possibile che non si sia mai accorto che, almeno in quella disgraziata indagine, troppe cose non andavano per il verso giusto? Come mai non si sarebbe accorto che, tra le altre «stranezze», nei faldoni del suo comando di Parma era conservata un’infamante pseudoconsulenza contro Alberto Stasi, senza data e senza firma, scritta sulla carta intestata di una nota psicologa e criminologa?

A tale proposito, è ragionevole pensare che il generale Garofano e alcuni ufficiali da lui diretti nella medesima indagine potrebbero essere chiamati, tra non molto tempo, a spiegare le numerose «anomalie» della loro azione investigativa a chi di dovere. Noi cittadini stiamo aspettando solo questo.

Claudio Romiti, 11 ottobre 2026

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