in

La crisi del gas

Gas e recessione, ora l’Europa ammette la catastrofe

Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, mostra i preoccupanti dati economici dell’Ue, causa pandemia e guerra

gentiloni ue crisi

Dimensioni testo

: - :

Cominciano i primi segnali negativi per l’economia europea. Le due conseguenze sono ben identificabili: le restrizioni dell’ultimo biennio, dovute alla pandemia, e l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin. A dirlo non è un cattivo filo-russo, oppure un irresponsabile non vaccinato; al contrario, è il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.

Presentando le previsioni economiche d’estate dell’Unione, l’ex premier italiano ha confessato di dover rivalutare fortemente al ribasso i tassi di crescita del continente: essi, infatti, rimarranno invariati rispetto a questa primavera. E quindi pari al 2,7 per cento.

Specificatamente per il caso italiano, la crescita sfiorerebbe il 3 per cento nel 2022 e l’uno per cento per l’anno prossimo. Tali dati potrebbero presentare un certo conforto, se visti singolarmente. Nonostante tutto, non dobbiamo dimenticare come l’economia del nostro Paese abbia perso oltre l’otto per cento del Pil, al momento dello scoppio della pandemia. Insomma, sicuramente prima del 2024, non si potrà parlare di ritorno all’economia pre-Covid. E a ciò si aggiungono le difficoltà europee sul gas russo e sul continuo incremento dell’inflazione.

Gentiloni, sotto quest’ultimo profilo, ha affermato come “i salari aumenteranno nel 2022, ma ben al di sotto degli attuali tassi di inflazione”. Anzi, c’è il rischio concreto che vi sia “un calo dei salari reali e del potere d’acquisto delle famiglie“. Ma il peggio pare proprio essere l’ingente export di Mosca da cui dipende il nostro continente. Il commissario europeo, infatti, ha presentato un modello di “taglio totale della fornitura di gas dalla Russia”. Tale soluzione però, come è evidente, porterebbe l’Unione Europea in una grave “recessione per la seconda metà di quest’anno” e per tutto il prossimo 2023.

Non va meglio neanche il mondo del lavoro. A fronte di un calo della disoccupazione al 6,1 per cento, continua l’inasprimento del mercato, dovuto all’aumento dei posti vacanti e ad un numero di occupati che incrementa solo con percentuali dello zero virgola.