Follia tetto al gas

Gas, il report che smonta il price cap: “Ecco tutti gli effetti negativi”

Per Goldman Sachs il tetto è pieno di lacune. E infatti in pochi festeggiano. Tabarelli: “Bisogna ridurre i consumi”

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Ci sono almeno tre motivi per cui oggi i giornali non esultano al raggiungimento dell’accordo sul price cap come ci saremmo aspettati. Il primo è prettamente politico, visto che “a portare a casa” il risultato è la cattivissima Meloni e non Sua Santità Mario Draghi. Il secondo è invece un bagno di realismo: come abbiamo fatto notare ieri, pagare il gas al prezzo del tetto sarà ugualmente una batosta, visto che viene fissato a 9 volte il prezzo medio (27 euro) registrato nell’estate del 2021. Terzo: i tecnicismi che lo compongono lasciano aperta la possibilità di cancellarlo e, soprattutto, non evitano il rischio che il prossimo inverno si verifichi una carenza di forniture.

Una presa per i fondelli

Che il tetto al prezzo del gas facesse acqua da tutte le parti, noi lo sosteniamo da tempo. Benvenuti dunque a tutti gli altri. Il perché lo spiega bene oggi Davide Tabarelli sulla Stampa: l’Italia e l’Europa si sono azzuffate per mesi sui tecnicismi del price cap, litigando su dove piazzare l’asticella e a quali condizioni, quando le cose importanti da fare erano ben altre. Tipo darci sotto coi rigassificatori, gli unici che ci permetteranno di avere gas a sufficienza nei prossimi mesi; oppure usare più carbone, perché in certi momenti non c’è ambiente che tenga; o magari fare in modo di evitare il collasso nucleare francese; e soprattutto ridurre i consumi. Tabarelli lo ripete stile Cassandra da mesi: essendo calata la produzione, visto l’addio al metano di Putin, l’unico modo per ridurre i prezzi è consumare di meno. Niente più e niente meno che la legge del mercato. “Inutile confondere il price cap – dice Tabarelli – con la soluzione del problema. Litigare tutti questi mesi è stato solo una perdita di tempo”.

Price cap “destabilizza” il mercato

Anche perché il tetto proposto ieri ha due piccole pecche. Primo: riguarda solo i contratti a termine (la minoranza) e non quelli Otc (la maggioranza) su cui la commissione si è solo tenuta la possibilità di incidere in futuro (ciao core). Secondo: non interessa solo la Russia (che già minaccia rappresaglie), ma anche gli altri fornitori che dovrebbero garantirci l’indipendenza da Mosca sostituendone il metano. Oggi, per dire, il ministro dell’Energia algerino Mohamed Arkab ha criticato Bruxelles per le misure che “destabilizzano i mercati internazionali”, visto che “i grandi investimenti nel settore del gas a medio e lungo termine richiedono una visione chiara sullo sviluppo dei mercati in Europa”. Quest’anno le cose stanno andando bene, ma la prossima estate dovremo tornare a riempire i serbatoi: il prezzo tornerà a salire e bisogna evitare che gli esportatori vadano a piazzare il gas altrove, che poi è l’incubo della Germania.

Il report di Goldman Sachs

Se questo non bastasse, state allora a sentire la prima analisi a caldo realizzata da Goldman Sachs. La società è allarmata dalla possibile “turbativa del mercato”: “Un price cap senza un limite alla domanda non solo non risolve il deficit in Europa – si legge in un breve report – ma rischia anche di peggiorare il deficit in corso incentivando i consumi”. Senza contare che fissare un prezzo massimo a livello di contrattazioni in borsa può portare ad “una riduzione di liquidità nel mercato” (già messo male) e soprattutto ad un calo delle forniture. “Effetti negativi” che rischiano di irrompere nel mercato anche qualora non si verifichino le condizioni di attivazione del price cap, il che sarebbe un paradosso. I fari sono tutti puntati sull’estate del 2023, quando Goldman Sachs ritiene sarà necessaria una riduzione della domanda industriale guidata dai prezzi elevati. “Sebbene la recente ondata di freddo in Europa sia stata in parte compensata da importazioni di Gnl eccezionalmente elevate e risparmi dei consumatori – si legge nel report – manteniamo la nostra opinione che ci vorranno prezzi in media di 180 euro/MWh” per sostenere una riduzione della domanda sufficiente ad aiutare l’Ue a riempire di nuovo i suoi serbatoi di stoccaggio oltre il 90%. Sempre che il gas ci arrivi.

Giuseppe De Lorenzo, 20 dicembre 2022

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