Gaza che imbarazzo! Quando Albanese diceva: “Quello non è un piano di pace”

I Pro Pal tiepidi sull'intesa raggiunta nella Striscia tra Israele e Hamas

15.6k 26
albanese di martedì Gaza pace

Un altro di quei video invecchiati malissimo. Sono passati solo dieci giorni da quanto Francesca Albanese, Oracolo dei Pro Pal, intervistata a Di Martedì bocciava senza se e senza ma il piano di pace siglato da Donald Trump e da Benjamin Netanyahu. “Lei ci crede?”, chiedeva un disilluso Floris. Risposta secca della controversa relatrice Onu: “No”. Dieci giorni dopo i terroristi di Hamas, quelli che tra un massacro e l’altro hanno anche costruito scuole, firmano il patto grazie alla mediazione dei Paesi Arabi e al lavoro degli inviati Usa, Witkoff e Kushner.

Le notizie che arrivano dalla Striscia sono positive. L’Idf ha già ritirato le truppe secondo il piano e il cessate il fuoco è ormai in vigore. Ne consegue che presto, tra lunedì e martedì, gli ostaggi (quelli veri, non i parlamentari della Flotilla) torneranno finalmente in Israele. Una svolta epocale, merito di Trump e dei mediatori Arabi, che tanto imbarazza i Pro Pal. C’è chi come Ilaria Salis si intesta la vittoria, non si capisce bene come, sproloquiando di un risultato raggiunto grazie alle proteste di piazza. E chi, come Albanese, non sa bene che pesci prendere. Può davvero opporsi alla pace che i palestinesi festeggiano con tanta foga? No. Eppure la firma di Hamas sconfessa in pratica ciò che vostra signora dei Pro Pal predicava poco più di una settimana fa.

Sui suoi social campeggia ancora il seguente post successivo al piano siglato da Trump e Netanyahu: “Dopo l’accordo del secolo, la trappola del secolo. La cessazione delle ostilità e il ritorno di tutti gli ostaggi sono necessari e benvenuti. Ma lo è anche la fine del genocidio, dell’occupazione e dell’apartheid”. Tesi riproposta anche a La7: “Quello non è un progetto di pace – diceva – è un tentativo di rimpacchettare quelle proposte di controllo su Gaza che son già state fatte e mai abbandonate. Si sostituirebbe l’occupazione israeliana con una occupazione israelo-americana”. Di più. Secondo Albanese “non è così che si assicura la pace e la stabilità”, ma soprattutto il piano “coloniale” sarebbe stato un “insulto alla vita e alla dignità umana”.

La storia l’ha poi smentita. E anche i palestinesi, che festeggiano molto più di quanto non stiano facendo i “pacifisti” spiazzati dalla mossa di Donald e dalla rapida accettazione di Hamas. Il processo è ancora lungo? Sì, certo. È sicuro che finirà tutto bene? No, visto che sono 70 anni che il conflitto sale e scende di intensità. Però oggi bisognerebbe solo gioire, invece Albanese tutto sommato ancora non ci sta. Certo: si dice “sollevata” per il cessate il fuoco e per la possibilità che i gazawi tornino a casa, ma non è che sia poi così convinta. “Come accogliere un piano che cancella l’autodeterminazione palestinese?”, si chiede. “La solidarietà globale deve continuare e concentrarsi sulla fine dei crimini e della complicità”. Quindi adesso, nuova battaglia per non perdere l’onda: l’obiettivo ora è “assicurarsi che l’occupazione illegale e l’apartheid di Israele vengano smantellati” e che “i responsabili del genocidio siano ritenuti responsabili”.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version